Londra - Promette di dimettersi se l´inchiesta sul "Kellygate" stabilisse che lui ha "mentito" al paese, ribadendo però di avere detto "la totale verità". E´ deciso a convocare un referendum sull´euro, convinto che la Gran Bretagna lo adotterà entro il 2007. E intanto, quasi in risposta alla frequente accusa di avere spostato il Labour a destra per vincere le elezioni, fa "qualcosa di sinistra", riammettendo nel partito il sindaco di Londra, "Ken il rosso", anarcoide e pacifista. Insomma: Tony Blair comincia l´anno nuovo determinato a dare battaglia su ogni fronte. La settimana di vacanza sulle spiagge di Sharm el Sheikh, peraltro interrotta a Capodanno dalla visita alle truppe britanniche in Iraq, ha evidentemente rinvigorito il primo ministro, reduce da un autunno di fuoco in cui la sua popolarità era crollata, il suo partito gli si era rivoltato contro e perfino la salute dava segnali preoccupanti.
Portare il Regno Unito nell´euro era uno degli obiettivi fissati da Blair, quando entrò a Downing street sei anni e mezzo fa. Nei mesi scorsi, a causa del calo di fiducia nei suoi confronti provocato dalla guerra in Iraq, sembrava avervi almeno temporaneamente rinunciato. Ma ieri il quotidiano (filolaburista) Independent ha aperto la prima pagina con un´indiscrezione senza condizionali, affermando che Blair intende "portare la Gran Bretagna nell´euro" entro il 2007. Il primo ministro, secondo il giornale, ha già un piano: indire le elezioni politiche nel maggio 2005 e qualche mese più tardi tenere un referendum sull´adozione della moneta unica europea. Se lo vincerà, scrive l´Indipendent, Blair potrebbe anche dimettersi, forse per dedicare le sue ambizioni all´Europa, sebbene in passato abbia detto di voler portare a termine un eventuale terzo mandato.
Se il piano fosse davvero questo, il leader laburista dovrà risolvere numerosi problemi, tra cui un´opinione pubblica al momento assai contraria all´euro: l´ultimo sondaggio indica che gli euroscettici superano gli euroentusiasti 4 a 1. Ma sul suo cammino c´è un ostacolo ben più imminente: la pubblicazione a fine gennaio del "rapporto Hutton", ovvero il verdetto dell´inchiesta sul suicidio di David Kelly, l´esperto di armamenti che si uccise nel luglio scorso all´apice delle polemiche sulla partecipazione della Gran Bretagna al conflitto in Iraq. Blair ha ripetuto più volte di non avere personalmente autorizzato l´identificazione di Kelly come fonte delle rivelazioni della Bbc sull´esagerazione della minaccia irachena da parte del governo. Nel corso dell´inchiesta, tuttavia, un testimone chiave ha affermato il contrario. Cosicché, ieri, punzecchiato dall´opposizione, il primo ministro ha messo in gioco tutto il suo prestigio, e il suo incarico: "Ho detto la totale verità. Se venisse provato che ho mentito, dovrei dimettermi".
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>