«Onora la faccia del vecchio» è scritto nel Levitico (19, 32) perché la faccia è il primo segno da cui prende le mosse l' etica di una società. E' infatti un dovere del cittadino rendere pubblica la propria faccia, e non nasconderla come oggi consentono gli interventi chirurgici o gli artifici della cosmesi. Non è da poco infatti il danno che si produce quando le facce che invecchiano hanno scarsa visibilità, quando esposte alla pubblica vista sono soltanto facce depilate, truccate e rese telegeniche per garantire un prodotto, sia esso mercantile o politico, perché anche la politica oggi vuole la sua telegenia. La faccia del vecchio è un bene per il gruppo, mentre la maschera dietro cui si nasconde un volto, trattato con la chirurgia o con la cosmesi, è una falsificazione che lascia trasparire l' insicurezza di chi non ha il coraggio di esporsi alla vista con la propria faccia. Nel suo disperato tentativo di opporsi all' intelligenza della natura, che vuole l' inesorabile declino degli individui, chi non accetta la vecchiaia è costretto a stare continuamente all' erta per cogliere di giorno in giorno il minimo segno di declino. Ipocondria, ossessività, ansia e depressione diventano le malefiche compagne di viaggio dei suoi giorni, mentre suoi feticci diventano la bilancia, la dieta, la palestra, la profumeria, lo specchio, il wc. Ma che cosa si nasconde dietro il culto del corpo e dell' eterna giovinezza che interpreta ogni segno di declino, se non come l' anticamera dell' esclusione sociale, certo come l' avvisaglia di un possibile e progressivo disinteresse da parte degli altri nei nostri confronti? Quel che si nasconde è l' idea malata che la nostra cultura si è fatta della vecchiaia, come di un tempo inutile che ha nella morte il suo fine, in attesa del quale, grazie alla chirurgia e alla cosmesi, sopravvive tutta quella schiera di mummie animate, di paradossi sospesi in quella zona crepuscolare in cui non si riesce a reperire altro senso se non l' attesa della morte. A dar corda e sostegno a questa idea malata sono quelle categorie: il "biologismo", l' "economicismo" e l' "estetismo" che regolano la cultura occidentale e rendono la vecchiaia più spaventosa di quello che è. Non vogliamo con questo negare che i vecchi non vanno incontro a processi degenerativi che ne compromettono, oltre alla funzionalità, anche l' estetica, né che la loro vita appaia inutile se misurata sul criterio dell' efficientismo che regola la cultura dell' Occidente, semplicemente vorremmo spostare questi tratti dal primo piano sullo sfondo e riordinare la scala delle priorità, perché, se è vero che la vecchiaia è un' afflizione, ci piacerebbe sapere se questa afflizione non è generata o almeno incrementata dall' idea che ci siamo fatti della vecchiaia. Finché consideriamo ogni ruga ogni capello che cade o incanutisce, ogni tremito, ogni macchiolina epatica sulla pelle esclusivamente come indizio di declino, affliggiamo la nostra mente tanto quanto la sta affliggendo la vecchiaia. Il riproporsi, ogni volta che vediamo la nostra faccia allo specchio, di questa diagnosi negativa su quanto ci sta accadendo dimostra la potenza dell' idea alla quale abbiamo legato e imbrigliato l' ultima parte della vita. E allora il lifting facciamolo non alla nostra faccia, ma alle nostre idee e scopriremo che tante idee che in noi sono maturate guardando ogni giorno in televisione lo spettacolo della bellezza, della giovinezza, della sessualità e della perfezione corporea, in realtà servono per nascondere a noi stessi e agli altri la qualità della nostra personalità, a cui magari per tutta la vita non abbiamo prestato la minima attenzione, perché sin da quando siamo nati ci hanno insegnato che apparire è più importante che essere. E allora, se è vero che rimanendo legati a idee biologistiche, economicistiche ed estetiche così diffuse in Occidente, queste ci influenzano negativamente agendo su di noi come patologie, non è il caso, arrivati a 50 o a 60 anni, di incominciare un altro tipo di terapia, quella che Hillman chiama: «La terapia delle idee». Alla mente le idee piacciono, e nella vecchiaia bisogna coltivare idee, ma non per ritardare il declino delle funzioni cerebrali come si è soliti dire, perché le idee non sono semplici vitamine o utili integratori. Le idee tengono desta la mente solo se la mente modifica le sue idee. Rigirandole e smontandole la mente le tiene vive e, invece di lasciarle logorare e irrigidire nei luoghi comuni e nelle convenzioni, le sostituisce e le cambia. Nella vecchiaia c' è tutto il tempo per questo lavoro, ma prima bisogna persuadersi che non nel produrre maschere, bensì nel produrre idee è la giustificazione del vivere. Ma tutto ciò non esercita alcun fascino nella nostra cultura, perché questa ci ha insegnato a visualizzare il nostro corpo come semplice interprete del desiderio dell' altro. E così lo ha allucinato con quei bisogni da soddisfare quali la bellezza, la giovinezza, la salute, la sessualità che sono poi i nuovi valori da vendere. Basta guardare la televisione per accorgerci che tutta la religione della spontaneità, della libertà, della creatività, della giovinezza, della bellezza, della sessualità gronda del peso del produttivismo, anche le funzioni vitali si presentano immediatamente come funzioni del sistema. La stessa nudità del corpo, che pretende di essere progressista ed emancipativa, lungi dal ritrovarne la naturalità, al di là degli abiti, dei tabù, della moda, passa accanto al corpo, ormai reso inespressivo perché utilizzato come equivalente universale dello spettacolo delle merci. E così, anche nello splendore della sua bellezza e della sua giovinezza, il nostro corpo non riesce più a nascondere i segni univoci che lo marchiano, che non sono le rughe o le macchioline epatiche da cui ci può difendere il lifting, ma i bisogni indotti dalla nostra cultura e i desideri da essa manipolati a cui il nostro corpo è stato piegato, e ridotto a puro e semplice supporto.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>