Dalle vostre e mie parti presto potrebbe arrivare la morte di massa, e il mio o il vostro Dipartimento della sicurezza interna non potrà fare niente per fermarla. Il terrorista, in questo caso, sarà un ceppo mutante di influenza A, sottotipo H5N1 (la cosiddetta "influenza dei polli", n.d.t.): il virus aviario che potrebbe diffondersi in modo esplosivo, e che l'Organizzazione mondiale della sanità teme possa essere il progenitore di una terribile epidemia globale. Il peggiore massacro della storia umana è stato la pandemia di influenza che nel 1918-1919, in un solo inverno, uccise più del 2% della popolazione mondiale (40-50 milioni di persone). Sebbene ciò non sia mai stato provato, molti ricercatori sono convinti che la pandemia fu causata dal virus di un uccello i cui geni passarono a un ceppo umano. Così esso acquistò la capacità di propagarsi facilmente da persona a persona. Contro tali salti di specie gli essere umani hanno scarse difese immunitarie.
Il vivaio biologico dell'influenza è l'agricoltura mista della Cina meridionale dove i polli, i maiali (altro vettore di influenza) e gli esseri umani vengono a stretto contatto nelle fattorie e nei mercati.
L'urbanizzazione a rotta di collo, la domanda sempre maggiore di pollame e maiale e "le concentrazioni sempre più dense di allevamenti sempre più grandi di polli, senza salvaguardie biologiche appropriate", descritte recentemente dalla rivista Science, creano le condizioni ottimali per la rapida evoluzione dei virus e per il loro passaggio promiscuo da una specie all'altra.
L'influenza è come un'industria della moda virale: ogni inverno crea gli stili (i rivestimenti glicoproteici) per creare nuovi ceppi ma poi, forse ogni trent'anni, subisce una rivoluzione (un salto di specie) che scatena una pandemia virulenta.
L'ultima pandemia, nel 1968, ha ucciso mezzo milione di persone, ma gli scienziati intervistati nei numeri della scorsa settimana di Nature e Science hanno espresso il timore che l'H5N1 possa essere sul punto di originare qualcosa di più simile al mostro del 1918-19. Anche se finora si è trasmesso solo per contatto diretto con gli uccelli - in particolare con i loro escrementi - l'attuale ceppo è molto più letale dell'epidemia di Sars che l'anno scorso ha causato tanto allarme internazionale. Perciò un importante ricercatore ha dichiarato a Nature che "tutti si stanno preparando allo scenario peggiore". Inoltre l'H5N1 si sta diffondendo a una velocità molto maggiore delle precedenti influenze aviarie (che dal `97 compaiono ogni anno): un fenomeno che sconcertava i ricercatori dell'Oms finché questi non hanno scoperto che in Asia gli uccelli migratori stanno morendo in gran numero. (È preoccupante ricordare che il virus del Nilo occidentale, anch'esso un morbo degli uccelli, riuscì ad attraversare l'Atlantico).
Lo sviluppo dell'H5N1 è stato favorito anche dallo scarso monitoraggio e dal silenzio dei governi in una mezza dozzina di paesi, ma specialmente in Thailandia e Cina. I cinesi negano sistematicamente di aver coperto un'epidemia aviaria come hanno fatto con la Sars, ma l'eminente virologo Kenneth Shortridge, intervistato da Science (23 gennaio), ha detto che tutte le evidenze rimandano a "riserve naturali nel sud della Cina" dove il morbo potrebbe essere apparso già lo scorso ottobre.
La moderata epidemia influenzale di quest'inverno, che ha riempito i pronto soccorsi facendo rapidamente esaurire le scorte di vaccino, ha dimostrato chiaramente come anche i paesi più ricchi siano impreparati ad affrontare un'imminente pandemia. Le attuali linee di produzione di vaccino, che dipendono da una disponibilità limitata di uova di galline fertili, non basterebbero nemmeno a una frazione della potenziale domanda.
Ma una vera pandemia probabilmente travolgerebbe il mondo molto prima che il vaccino possa essere messo a punto e prodotto su larga scala. Gli acceleratori potenziali di una nuova epidemia sono i grandi ghetti dell'Asia. La povertà concentrata è in realtà una delle più importanti variabili in qualunque modello di diffusione di una eventuale pandemia.
I bustees di Calcutta, i chawls di Bombay, i kampungs di Giacarta o i katchi abadis di Karachi sono, dal punto di vista epidemiologico, paesaggi saturi di benzina in attesa di una scintilla vagante come l'H5N1. (Almeno 20 milioni dei morti del 1918-19 si ebbero nelle zone povere, congestionate e ridotte alla fame dell'India britannica).
L'autunno scorso il programma dell'Onu sugli insediamenti umani ha pubblicato un rapporto storico, The Challenge of Slums. Esso denuncia la crescita degli slums in tutto il mondo, crescita che potrebbe favorire il contagio virale. Un miliardo di persone, soprattutto migranti sradicati dalle campagne, vivono attualmente in baraccopoli e sistemazioni di fortuna, e il numero raddoppierà nella prossima generazione. Gli autori del rapporto hanno rotto con la tradizionale circospezione dell'Onu per accusare in modo diretto il Fondo monetario internazionale e le sue "condizionalità" della diffusione degli slums in seguito alla decimazione della spesa pubblica e del lavoro "regolare" in tutti i paesi in via di sviluppo.
Uno dei target principali presi di mira dai programmi di austerità dell'Fmi è la sanità pubblica urbana dei grandi paesi del terzo mondo. In Zaire e Ghana, ad esempio, l'"aggiustamento strutturale" ha significato il licenziamento di decine di migliaia di medici e lavoratori della sanità pubblica. Similmente in Kenya e Zimbabwe, l'implementazione delle richieste dell'Fmi ha portato a pesanti tagli dell'assistenza sanitaria.
Grazie al neoliberismo globale, inoltre, il monitoraggio delle malattie e i provvedimenti in caso di epidemie sono più fiacchi proprio laddove sarebbero più importanti: nei mega-slums dell'Asia e dell'Africa. È lì che il focolaio dell'H5N1 potrebbe trasformarsi in una terribile pioggia di fuoco biologica.
Una volta scatenato, esso non colpirebbe solo i poveri. Qualora in Asia si arrivasse alla mortalità di massa, la nuova pandemia si diffonderebbe inesorabilmente nel Nord America e in Europa e scavalcherebbe senza difficoltà i muri delle comunità recintate e delle altre roccaforti del privilegio.
Qui, naturalmente, nasce il problema. In passato i paesi ricchi, con poche eccezioni, hanno mostrato la più assoluta indifferenza verso il mostruoso tributo di vite umane dovuto all'Aids in Africa, o verso i due milioni di bambini poveri reclamati annualmente dalla malaria. L'H5N1 potrebbe essere la nostra ricompensa inattesa.

Traduzione Marina Impallomeni
Mike Davis

Mike Davis

Mike Davis (1946) è teorico dello sviluppo urbano e sociogeografo. Molto conosciuto per le sue prese di posizione politiche, ha al suo attivo numerosi libri. Insegna alla University of California. Tra le sue opere più apprezzate: Città di quarzo (manifestolibri, 1991); Geografie della paura (Feltrinelli, 1999); I latinos alla conquista degli Usa (Feltrinelli, 2001); Olocausti tardovittoriani (Feltrinelli, 2002); Città morte. Storie di inferno metropolitano (Feltrinelli, 2002); Cronache dallImpero (manifestolibri, 2004); Il pianeta degli Slum (Feltrinelli, 2006).

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