L' indagine di R&S sulle multinazionali alza spesso il velo sui luoghi comuni. L' ultima edizione ne colpisce due. Primo, l' Europa è terra di alte imposte, l' America invece... Falso: l' aliquota fiscale media europea cala dal 43,3% del 1992 al 38,7 del 2002, mentre quella sulle imprese nordamericane sale dal 34,6 al 41,7%. Difficile attribuire il merito alla Thatcher, che fece la sua rivoluzione negli anni Ottanta: più assennato è pensare alle politiche di altri Paesi, tra i quali, peraltro, l' Italia non c' è. I rigori dell' euro non hanno tarpato le ali ai fiscalisti delle multinazionali. Secondo punto, la creazione del valore come ideologia. La seconda metà degli anni Novanta si è svolta nel rispetto di questo totem, con il suo rito dei riti: l' acquisto di azioni proprie. Risultato: i soci hanno di più, mentre le imprese diventano più fragili. Come avrebbe detto un vecchio ministro delle Finanze socialista, i frati sono ricchi e i conventi un po' più poveri. Nel mondo, la retribuzione degli azionisti assorbiva l' 8,2% del cash flow nel 1992 e dieci anni dopo è arrivata al 21,9%. In Italia, nel 1992 era negativa perché le cose andavano molto male, nel 2002 si prende solo il 7% (effetto della crisi Fiat sul campione), ma l' anno prima era arrivata al 18. Nello stesso periodo, l' incidenza degli investimenti finanziari è salita alla metà e oltre delle risorse generate dalla gestione, affiancando e in qualche anno superando gli investimenti industriali. Questi, pur calanti, sono tornati a prevalere nel 2002 a causa del crollo delle Borse. In Italia gli investimenti finanziari impiegano il 21% dell' autofinanziamento nel 2002 contro il 30% della media mondiale, ma nel 2002 erano arrivati a prendersi l' 80% del cash flow. Poiché qualcosa negli impianti è stato messo e i soci sono stati comunque pagati, l' effetto nel mondo e ancor più in Italia è stato l' aumento del debito: il patrimonio netto tangibile (depurato cioè degli avviamenti) delle multinazionali è rimasto superiore al debito dal ' 92 fino al 2000 e ora è sceso al 79%; in Italia, dove la situazione migliore risale al 1998 con un patrimonio pari a un non esaltante 88% dell' esposizione debitoria, siamo ora al 54,5%, un po' peggio rispetto all' anno nero 1992. Ci si può consolare con la riduzione dei tassi. Finché dura.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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