Non che sia una consolazione per nessuno, ma lo spettacolo che la madre di tutte le democrazie ha cominciato a proporci, sembra rendere un poco più tollerabili anche le tristezze altrui. Mancano dieci mesi al voto di novembre, e la pioggia degli sporchi trucchi è cominciata, con l' alleanza involontaria di quel mondo della rete, di Internet, dei blog, dei siti "usa e getta", che inghiotte e rigurgita tutto quello che cade dal cielo. Kerry e la sua amante segreta. Kerry con «Hanoi Jane», la Fonda «comunista», Bush e la sua storia di figlio di papà imboscato nella territoriale texana. E i soldi, sempre i soldi, chi ha preso più finanziamenti sospetti tra George e John, secondo la triste formula del «tutti corrotti, dunque nessuno corrotto». è bastato che l' opposizione producesse un chiaro e sgusciante leader nel post kennedyano Kerry, perché la macchina dello sleaze, del fango, si mettesse in azione, in perfetta sintonia con la macchina della propaganda democratica, ringalluzzita. La sinistra, forte della tragedia continua di una guerra che sforna morti e smaschera gli imbrogli della propaganda, attacca la credibilità militare di un Bush che si è autodefinito «a War President», un presidente di guerra. Quale guerra? Quale condottiero? Riaffiora il caso del servizio militare del giovane George, che negli anni più atroci del Vietnam, quando cadevano 50 soldati al giorno, si rifugia nella Guardia Nazionale del Texas, allora (oggi non più) retrobottega per imboscati. Scavalca agilmente una lista d' attesa di 500 aspiranti e ottiene l' ultimo posto disponibile di allievo pilota in una formazione di caccia obsoleti, gli F-102, che non verranno mai mandati a combattere. E quando, nel 1972, il giovane tenente pilota si annoia e suo padre è divenuto deputato repubblicano, ottiene il trasferimento nella territoriale dell' Alabama per pilotare una scrivania. Il caso del figlio di papà nelle retovie riaffiora e sprofonda a ogni sua elezione, ma questa volta davanti c' è un eroe vero, non un renitente alla leva come Clinton o un raccomandato finito in un ufficio stampa a Saigon come Al Gore. C' è Kerry, tre volte ferito, come testimoniano le sue «Purple Hearts», i cuori purpurei, non medaglie ma riconoscimenti dati a chi ha versato il sangue alla patria. La Casa Bianca accusa il colpo, prima traccheggia, poi scarica un faldone di 400 fotocopie di documenti. Ecco: Bush era un pilota «eccellente», ha davvero servito la Guardia Nazionale, fu trasferito in Alabama, ottenne un' aspettativa per frequentare Harvard e aiutare un amico di papà nella campagna elettorale. Ma il Washington Post si prende la pena di spulciare tutto e scopre che non ci sono documenti sull' anno incriminato, il 1972/3, quando Bush spariva dall' ufficio eppure veniva pagato e risultava in servizio. C' è in compenso una radiografia dei suoi denti (niente carie). Non era un eroe, ma aveva denti sani. Alla Casa Bianca sono furiosi. L' immagine è tutto, specialmente per un «Presidente di guerra». Il maestro degli sporchi trucchi, il Richelieu dei Bush, Karl Rove, parte al contrattacco. Rove è famoso per le sue entrare fallose ed efficaci. Sparse nel 1992 la voce falsa che l' avversaria di Bush nel Texas, la signora Anne Richards, fosse lesbica, colpa imperdonabile tra i buoni texani. Distrusse l' avversario di Bush alla primarie del 2000, McCain, usando finti sondaggi di opinione («push poll» in gergo, il sondaggio a spinta) per insinuare che McCain fosse padre di figli illegittimi avuti con una nera. In South Carolina, uno degli stati più «sudisti». McCain perse. E oggi, rigurgita da un sito Internet dichiaratamente anti Democratico, il sito di Matt Drudge celebre per avere bruciato giornalisti più seri che indagavano su Bill e Monica, la storia di Alex, di una giovane giornalista di 24 anni oggi in Africa, con la quale Kerry avrebbe avuto una storia. Scoop esclusivo. Kerry deve difendersi, e chi si difende non attacca. Non siamo al Lyndon Johnson che sparse la voce che un avversario in Texas facesse all' amore con le galline, per godersi - disse lui - la sua faccia mentre smentiva in tv di copulare con il pollame, ma il trucco è il solito, sesso, sesso, sesso. Non è un reato, non ci sono denunce di molestie, è una storia privata con una adulta, la Alex che sta tornando dall' Africa con il fidanzato per negare tutto, ma l' obbiettivo della spazzatura è riesumare gli abitini sporchi di Clinton, agitare la sessuofobia, evocare il ricordo dell' altro JFK, Kennedy il mandrillo. Kerry nega, «no, non c' è niente» Attenzione. Se la storia invece ci fosse stata, sarebbe fritto: non è mai il peccato, è la bugia a distruggere. I media seri, il New York Times, il Washington Post, CNN, le networks, il Los Angeles Times, la stessa Fox Cable News cara ai repubblicani, ignorano una notizia che nessuno può controllare e che non sarebbe neppure una notizia. Ma l' oceano di Internet ribolle, si conosce il nome della donna, si vede la sua foto di liceo, una ragazza bruna graziosa e oggi bionda, si dice, perchè «la bionda» fa più effetto. Le radio infestate da agit prop repubblicani ripetono per ore e ore la storia del «Kerry come Clinton», il maiale, e la informazione americana precipita nella schizofrenia di una storia che tutto il pubblico conosce, ma che la buona stampa ignora. I lettori del New York Times non devono sapere quello che sanno già. C' è la manina di Rove? Se c' è, per ora non ci sono le impronte. Non ha firma nè paternità neppure il video web spedito ieri a sei milioni di repubblicani iscritti alle liste elettorali per raccontare che Kerry, moralizzatore delle lobbies, ha preso finanziamenti dalle lobbies che dovrebbe moralizzare. Tutti li prendono, e Bush il doppio almeno di Kerry, secondo le cifre pubbliche, ma l' essenziale è incrinare la credibilità dell' avversario. Si rialzano dai tombini di Internet misteriosi «Veterani del Vietnam contro Kerry», un gruppo fantasma che già fu usato da Rove per attaccare McCain nel 2000 e sparano il proiettile mortale: una foto di Kerry accanto all' odiata Jane Fonda, l' infame che osò visitare Hanoi in guerra, mentre comiziano insieme. Ma il fotografo, ancora vivo e vegeto, non ricorda che ci fosse anche lei, mentre scattava. Ripesca i negativi e la Fonda non c' è. La foto dei «Veterani contro Kerry» è un fotomontaggio. Un falso. E queste, a dieci mesi dal voto, sono soltanto le prime gocce della tempesta che verrà.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi (1944-2019), giornalista e scrittore, è stato condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove ha condotto TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” di Milano, ha lavorato per “La Stampa” e il “Corriere della Sera” come corrispondente, tra gli altri, in Giappone, Belgio, Russia, Francia e Stati Uniti. Dal 1985 si è trasferito a Washington. Ha pubblicato vari libri, tra i quali: Il Giappone tra noi (Garzanti, 1986), Si fa presto a dire America (Mondadori, 1988), Parola di giornalista (Rizzoli, 1990), Gli spiriti non dimenticano (Mondadori, 1996), George (Feltrinelli, 2004), Il caratteraccio (Mondadori, 2010) e Il lato fresco del cuscino. Alla ricerca delle cose perdute (Feltrinelli, 2018).

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