Si vedono adulti seminudi che corrono nella melma bestemmiando, ragazze che collassano abbattute dagli idranti, prove iniziatiche a base di scarafaggi nelle mutande, umiliazioni e crisi isteriche in pubblico. È lo spettacolo di un'umanità degradata, che non ha più vergogna neanche di farsi fare un primo piano del culo mentre peta, anzi lo considera il momento più adatto per salutare la mamma a casa. Vedere i concorrenti di un reality-show e pensare che l'estinzione della nostra civiltà sia inevitabile, e forse anche giusta, è tutt'uno.
La vera natura dei reality-show è dunque questa: pura propaganda araba. Si tratta di odiose trasmissioni commissionate dalle centrali del fondamentalismo islamico per dimostrare l'inferiorità degli occidentali: bastano cinque minuti della 'Talpa' per desiderare intensamente lo sterminio dei concorrenti, della troupe, degli autori e degli sponsor. Oltre ai reality-show, gli sceicchi della morte sono gli ispiratori occulti di molte altre manifestazioni della decadenza occidentale. Vediamo le principali.

Il tre per due Ingorghi di pensionati col carrello. Alcuni fuggiti dall'unità coronarica (hanno uno strascico di tubicini ancora appesi) pur di accaparrarsi tre cassette di pompelmi al prezzo di due. Non hanno mai mangiato un pompelmo in vita loro, credono si tratti di limoni molto grossi o di palloni da basket molto piccoli, ma il richiamo del tre per due è irresistibile, ipnotico. Se vedono in offerta le batterie d'auto o gli ombrelloni, li comprano. I loro carrelli sono altrettanti allestimenti della Biennale: 85 pompelmi, due pneumatici da neve, un cd di Eminem scambiato per un posapentole, un porta- cd scambiato per trespolo per galline, due sogliole congelate scambiate per scarpe da riposo. Il tre per due è stato studiato dagli economisti di Al Quaeda per minare alle radici il risparmio occidentale. Micidiali anche gli effetti collaterali: malori per spingere carrelli pesantissimi, morti per schiacciamento nella calca davanti alla scansia di Coccolino, lesioni gravi negli incroci tra carrelli con carichi sporgenti.

Il culto di Lady Diana Dodi Al Fayed fu, in realtà, uno dei primi kamikaze. Dirottò personalmente la Mercedes contro un pilone sapendo che milioni di massaie cotonate avrebbero immediatamente santificato la principessa, trasformando una simpatica svaporata in Dea dell'Amore Infelice. L'orribile culto (tonnellate di orsacchiotti di peluche e letterine piene di cuoricini depositati davanti ai Luoghi Dianici, mandando in tilt la nettezza urbana) testimonia e/o accelera un deficit neurologico di massa, e inficia gravemente le difese culturali dell'Occidente. Impossibile prendere le distanze dal culto delle Vacche Sacre, dall'infibulazione e dalle superstizioni tribali, finché si dedicano interi giornali alle copule della Royal Family.

Il fuoristrada Tre tonnellate di peso, sei metri di lunghezza, il prezzo di un appartamento, consumi da cacciatorpediniere, una spiccata tendenza a ribaltarsi nei fossi, il primato indiscusso nelle statistiche degli incidenti mortali, l'evidente insensatezza di usare un autoblindo per accompagnare a scuola i figli. Eppure la moda del gippone dilaga: si vedono sempre più spesso esili signore bionde, in pieno centro urbano, annaspare aggrappate al volante di pazzeschi veicoli militari in svendita dopo la Guerra del Golfo e ribattezzati 'Surabaja' o 'Portofino' dai lestofanti del marketing. Azionano istericamente le frecce, gli alzacristalli, gli antinebbia, chiedendo istruzioni al telefonino al marito stronzo che le deride, infine accelerano per la disperazione, scrostando la facciata dei due palazzi tra i quali si sono incastrate e schiacciando il carabiniere che cercava di abbatterle con una fucilata per salvare i passanti inermi. Ogni gippone venduto alle signore del ceto medio americano ed europeo viene rivendicato da Al Qaeda con una telefonata a 'Al Jazeera'.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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