Con la Gasparri bis, Mediaset esce dall'età dell' incertezza e si avvia verso una nuova stagione nella quale potrà acquisire altri media, in teoria anche quotidiani, fino a un incremento massimo dei ricavi consolidati di 2 miliardi di euro. La bocciatura della Gasparri prima versione da parte del Quirinale aveva depresso i corsi azionari del Biscione determinando il paradosso per cui la più profittevole televisione d' Europa, che ha margini del 28% sui ricavi, valeva proporzionalmente meno delle consorelle, la migliore delle quali, la francese Tf1, ha un risultato operativo pari al 18,7% del fatturato. D' ora in poi la Borsa (che ha a cuore il return on investments e non la democrazia ben regolata) potrà apprezzare tutti i vantaggi che la particolare posizione di Silvio Berlusconi regala alla "sua" società. Giusto per ricordarci che il conflitto d' interessi, metafora del potere, danneggia soprattutto chi non ce l' ha. I numeri sono eloquenti. Nel 2003, Mediaset aumenta del 6,5% la raccolta pubblicitaria, mentre la Rai perde il 3,2% e i quotidiani mezzo punto. In questo quadro colpisce la spesa pubblicitaria dei ministeri. Il governo la indirizza verso le tv del suo capo (più 36,8%) e la Rai (più 15,7%) mentre trascura la stampa quotidiana (meno 0,4%). Il dato economico sarà piccolo, ma il conformismo che ne emerge è grande. D' altra parte, Mediaset deve proprio sentirsi al riparo dalla concorrenza se nel 2003 pratica la politica della lesina e tuttavia conquista la leadership del prime time (45% di audience contro il 44,6 della Rai). I ricavi del settore televisivo italiano di Mediaset crescono infatti del 5%, mentre i costi salgono dell' 1%, meno dell' inflazione. Consolidando la spagnola Telecinco, Mediaset supera i 3 miliardi di fatturato. Che l' utile netto migliori da 362 a 370 milioni appena vuol dire poco: la tv del Biscione ha comunque il vento in poppa. In Italia, il risultato operativo lievita di 92 milioni di euro, con un incremento del 16,7%. E se l' utile delle attività domestiche rimane fermo sui 349 milioni è solo perché viene svalutata la partecipazione in Albacom e si paga qualche imposta in più. In Spagna, Telecinco va bene. Il suo risultato netto è pari a 123 milioni su 646 di ricavi. L' impatto sul risultato del gruppo Mediaset è contenuto perché parte dell' utile di Telecinco è di competenza dei soci di minoranza e un' altra parte viene assorbita dall' ammortamento dell' avviamento in sede di bilancio consolidato. Ma la cassa la dice lunga sulla buona salute del Biscione: versati i dividendi e fatti gli investimenti di routine, rimane un autofinanziamento di 4-500 milioni che già quest' anno potrà azzerare l' esposizione finanziaria (che la società indica in 199 milioni al netto della liquidità) ovvero alimentare nuove conquiste. Con i suoi codicilli, la Gasparri Bis allontana verso un tempo indefinito l' unica, seria minaccia per Mediaset: la privatizzazione vera della Rai. Del resto, è questa una prospettiva che non ha molti sostenitori tra i poteri reali. Una Rai senza più il canone, infatti, dovrebbe puntare sulla raccolta pubblicitaria senza più i limiti attuali, togliendo a Mediaset ricavi e margini. Ma un incremento degli spot a prezzi cedenti colpirebbe anche il fatturato degli editori. Questi, certo, potrebbero compensare il danno andando loro stessi alla conquista della Rai. Ma non avendone i mezzi, dovrebbero bussare alla porta dei mercati rimettendo in discussione le proprie compagini azionarie: il che sembra troppo e rende ancor più ipotetica la già improbabile privatizzazione della Rai e ancor più sicura la posizione dominante di Mediaset.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>