"Mi spiace ragazzi. Troppo pericoloso. Da oggi il giornale è chiuso!", ha annunciato laconico una settimana fa Hassan Fattah alla dozzina di colleghi riuniti in redazione. Così, da un momento all' altro, il giovanissimo direttore (29 anni) del settimanale Iraq Today, l' unico periodico in lingua inglese pubblicato in Iraq e punto di riferimento anche per la stampa internazionale, ha concluso l' avventura durata quasi un anno. "Un fulmine a ciel sereno. Sapevamo di essere in difficoltà e persino in pericolo. Ma non avremmo mai immaginato di dover restare a casa", dice Ghada Butti, reporter di punta, che negli ultimi tempi si era fatta notare per i suoi articoli-denuncia sul degenerare della situazione della donna a fronte dell' integralismo islamico montante. I motivi della chiusura? "Hassan non li ha voluti dire esplicitamente. Ma sono noti. Con il crescere degli attentati e del terrorismo anche il nostro giornale era diventato un obbiettivo potenziale. Quasi certamente Hassan in persona è stato minacciato. E temeva per l' incolumità della redazione. Abbiamo poche guardie armate, come potrebbero fermare un' autobomba o un attentatore suicida? Hassan quella mattina era molto spaventato, confuso. So che è partito in fretta e furia per la Turchia. Non so quando tornerà". Come stava andando il giornale? "Nel giugno scorso eravamo partiti con grandi aspirazioni. La prima tiratura era stata di 10.000 copie, pensavamo che sarebbe cresciuta con il boom economico e la normalizzazione politica. Ma non è andata così. La situazione si è fatta difficile. Le ultime tirature erano scese a 2.500 copie. Però stava crescendo il giornale online. Una scelta che potremmo forse perseguire tra qualche mese. In futuro potremmo scegliere una sede più sicura, e lavorare da casa con i nostri portatili, sarebbe più difficile colpirci". Ma avete chiuso per motivi economici o di sicurezza? "Certamente di sicurezza. Hassan era tra l' altro personalmente molto amico di un traduttore-giornalista iracheno che lavorava per il settimanale americano Time ed è stato assassinato pochi giorni fa dal terrorismo. Ne è rimasto sconvolto. Si tratta di una svolta pericolosa. Negli ultimi tempi i terroristi uccidono soprattutto gli iracheni che lavorano per ricostruire il Paese. E Hassan è di famiglia irachena, sebbene abbia vissuto lunghi anni negli Stati Uniti". Iraq Today chiude sotto la minaccia degli attentati. Il giornale degli estremisti islamici, Al-Hawza, viene sospeso per 60 giorni dall' amministrazione Usa. Un momento difficile per la stampa in Iraq? "So che Al-Hawza istigava alla violenza. Ma non so se sia stato giusto chiuderlo. La democrazia non si può imporre dall' alto, ci vuole tempo, molto tempo. Gli americani cercano di porre fina alla violenza. Però non è questo il modo, anzi mi sembra abbiano ottenuto il risultato opposto".
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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