Iniziò con l' accusa di omicidio e continua con la lotta spietata per il controllo dell' universo sciita, la carriera di Moqtada Al Sadr. Il giovane clerico estremista (ha solo 30 anni), oggi ricercato dagli americani, fu accusato dalla sua stessa gente di avere complottato per l' assassinio a colpi d' ascia il 10 aprile 2003 a Najaf di Sayyed Abdul Majid al-Khoei. Un omicidio che allora venne in qualche modo offuscato dall' euforia collettiva per la fine della dittatura. Ma anche destinato a pesare sulle faide di potere tra gli sciiti. Al-Khoei era infatti un noto moderato. Fuggito a Londra dopo le rivolte del 1991 (quando diversi membri della sua famiglia erano rimasti uccisi negli scontri con l' esercito), si era persino incontrato pubblicamente con Tony Blair prima di rientrare in Iraq il 3 aprile. E predicava la necessità di cooperare con gli americani e i loro alleati per costruire il nuovo Iraq. La sua autorità era indiscussa. Figlio del Grande Ayatollah Abdul-Qasim, poteva permettersi di sfidare quanto a "sangue blu" quello di Muqtada, il cui carisma deriva dal padre, Moqammad Sadiq Sadr, assassinato dai sicari di Saddam nel 1999. La sfida era inevitabile agli occhi di Moqtada. Il crescere della sua influenza sulle masse di poveri nel Centro-sud è stata direttamente proporzionale al suo estremismo sempre più oltranzista. Già a luglio dell' anno scorso si dichiarava pronto a costruire la brigata "Al-Mahdi". "Ho già 10.000 uomini ai miei ordini. Se volessi potrebbero armarsi. Ma preferisco la democrazia delle piazze. Ogni leader condurrà i suoi fedeli a manifestare. Chi ne avrà di più guiderà il Paese. Non abbiamo biosogno degli americani e neppure dei loro lacchè nel Consiglio di governo", dichiarava a ogni occasione. Il suo vociferare divenne tanto minaccioso che ancora ci fu chi puntò il dito contro di lui il 29 agosto, quando un' auto- bomba uccise un altro leader moderato, l' Ayatollah Mohammed Baqr al-Hakim, assieme a oltre 100 fedeli davanti alle moschee di Najaf. Oggi la sua scelta di portare le masse in piazza sembra mirata soprattutto a minacciare l' autorità del Grande Ayatollah Alì Al-Sistani, massimo leader spirituale che ha scelto di affidarsi al processo politico guidato dal governatore Usa, Paul Bremer, sebbene tra profonde titubanze.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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