Dopo giapponesi, sudcoreani, inglesi, francesi, anche gli italiani? E' giallo la notizia diffusa ieri da tre fotografi della Reuters di Bagdad, che affermano di aver saputo del "rapimento di quattro italiani" ieri mattina alla periferia della capitale. L' agenzia britannica batte poche note di cronaca a metà pomeriggio. I tre si sono imbattuti nella vicenda per puro caso. Alla ricerca di un loro collega ferito a Abu Ghraib, un villaggio presso la capitale tristemente famoso per il carcere dove l' ex regime ha assassinato migliaia di oppositori (forse sino a 10.000), si sono imbattuti in un gruppo di occidentali prigionieri in una moschea. "Ne ho visti due. La gente del posto mi ha detto che erano assieme ad altri due italiani catturati poche ore prima sull' autostrada che porta alla capitale. Uno era stato ferito alla spalla da un colpo di pistola. Erano armati, nei loro due gipponi sono stati trovati mitragliatori e molti proiettili. Di corporatura robusta, magliette blu, capelli scuri. Piangevano spaventati. Io con loro non ho parlato, erano troppo distanti. E comunque i guerriglieri di guardia mi hanno subito allontanato con violenza", racconta uno dei fotografi. Lui stesso è scosso. La zona si trova a pochi chilometri dall' enclave di Falluja, il cuore dei combattimenti più gravi negli ultimi giorni. "Sono scampato alla cattura solo perché sono iracheno. Per un attimo ho temuto il peggio", aggiunge. Tornano le immagini di due giorni fa dei 3 giapponesi minacciati di "venire bruciati vivi" e dati in pasto ai loro carcerieri se i 550 uomini del contingente giapponese a Samarra non se ne andranno "entro 3 giorni". E' il problema del giorno che rimbalza da Bagdad a Roma: la guerriglia rapisce gli stranieri per fare pressione sui loro Paesi d' origine. Chiunque faccia parte della coalizione alleata agli americani è a rischio. Ma chi sono gli italiani? Tra i connazionali in Iraq si vivono ore di angoscia. I giornalisti fanno la conta nella hall dell' Hotel Palestine. Lo stesso fanno i funzionari della rappresentanza diplomatica nella capitale, la cinquantina di impiegati e funzionari italiani presso l' amministrazione provvisoria guidata dagli americani, le tre organizzazioni non governative presenti nel Paese (Un ponte per, Intersos e Ics) oltre alla Croce Rossa. Scatta l' allarme tra i circa 3.000 uomini del contingente a Nassiriya. Per un momento il particolare delle magliette blu e delle armi fa ipotizzare possano essere carabinieri, oppure agenti in missione. Alla fine non manca nessuno all' appello. "Non ci risulta alcuno scomparso", dicono alla Farnesina e i diplomatici in Iraq. Chi sono dunque i rapiti? Le ipotesi sono molte. Quella più comune è che possano essere guardie del corpo assunte da una delle decine di compagnie straniere (specie americane, inglesi, sudafricane) che fanno affari d' oro garantendo il servizio di protezione per gli occidentali che lavorano nell' Iraq del dopoguerra. Alla Farnesina sostengono che ogni connazionale operante in Iraq dovrebbe registrarsi presso i propri uffici o alla rappresentanza di Bagdad. Ma non è detto che tutti l' abbiano fatto. Per esempio all' hotel Babil, uno tra i più defilati della capitale, si possono incontrare italiani che sfuggono ogni contatto con i giornalisti e girano armati. Alla Reuters non escludono un' altra ipotesi: "E se in realtà gli ostaggi non fossero italiani? Ma americani che sperano di salvarsi la vita presentandosi come cittadini di un Paese meno odiato dagli iracheni?". Tutto sommato è già successo a giornalisti di Paesi della coalizione filo-americana, i più a rischio, di presentarsi come francesi o tedeschi. Ma non ci sono conferme. Il giallo resta irrisolto.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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