Le milizie del generale Abdul Rashid Dostum, alleato "dissidente" del governo afghano di Hamid Karzai, hanno preso ieri definitivamente il controllo della città di Maimana, capoluogo della provincia settentrionale di Faryab. Le forze - in gran parte di etnia uzbeka - di Dostum erano entrate nella provincia mercoledì prendendo via via posizioni chiave, mentre le forze "governative" (leali al governo centrale di Kabul) cedevano terreno. Ieri pomeriggio ormai i giochi sembravano fatti: il comandante delle forze governative (quelle leali al governo di Kabul), generale Mohammad Hashim Habibi, si era ritirato dalla città con i suoi uomini e anche il governatore Anayatullah Anayat, considerato legittimo rappresentante dal governo di Kabul, era in fuga. A poco è valsa la decisione del presidente Karzai, che mercoledì sera ha mandato un contingente di 1.500 uomini del nuovissimo "esercito nazionale" afghano a riprendere il controllo del terreno: nel primo pomeriggio a Kabul il ministro dell'interno Ali Ahmad Jalai ha dichiarato che un primo distaccamento di 750 soldati era arrivano a Maimana.
Dalla città arrivavano però notizie allarmanti: uomini armati di milizie diverse percorrevano le strade, sembra che abbiano (non è chiaro quali) assaltato l'ufficio locale del Programma alimentare mondiale, agenzia delle Nazioni unite. Il portavoce dell'Onu a Kabul riferisce che il personale umanitario sul luogo parla di morti, ma non ci sono dettagli.
Infine le forze di Dostum hanno avuto il sopravvento sui governativi. In serata il Consiglio di sicurezza nazionale di Karzai a Kabul ha ammesso che Maimana è "caduta in mano a individui armati irresponsabili provenienti dalle zone circostanti". Il ministro Jalai l'ha definito "un atto incostituzionale da parte del generale Dostum".
Il generale uzbeko è stato uno dei compenento di rilievo dell'Alleanza del nord (la coalizione che si oppose ai Taleban e su cui decisero di appoggiarsi gli Stati uniti nel settembre 2001, quando lanciarono la guerra contro Kabul). E' stato, in particolare, un fattore chiave della sconfitta dei Taleban: sono stati i suoi miliziani che hanno combattuto con le forze speciali Usa per prendere Mazar-e-Sharif (i guerriglieri da terra indicavano gli obiettivi ai bombardieri americani che colpivano dal cielo) - sono state le sue truppe poi a uccidere o lasciar soffocare centinaia di combattenti Taleban prigionieri nei camion sigillati. La presa di Mazar-e-Sharif fu la svolta nella guerra, il preludio alla caduta di Kabul.
Nel nuovo assetto afghano Dostum è un consigliere del presidente Karzai, e la sua milizia Junbish (si pensa che conti qualche migliaio di uomini, con armamenti pesanti) è una di quelle di cui Karzai ha chiesto lo scioglimento.
I combattimenti degli ultimi giorni non sono i primi in cui sono coinvolte le forze di Dostum da dopo la caduta dei Taleban - del resto le iniziative personali dei vari "signori della guerra" non sono una novità nell'Afghanistan post-Taleban. Ma l'operazione nella provincia di Faryab in particolare non arriva a ciel sereno. Si inserisce anzi in una lotta di potere cominciata dal momento stesso in cui si è insediato a Kabul il governo provvisorio del presidente Karzai (un pashtun) sostenuto dagli americani. Dosatum aveva sostenuto senza successo l'ipotesi federalista, durante la recente discussione per una carta costituzionale afghana, contro la formula di una presidenza con poteri forti. Sembra che abbia lanciato l'offensiva a Faryab dopo che Karzai ha respinto la sua richiesta di essere nominato ministro della difesa o capo di stato maggiore dell'esercito: insomma, è una manovra per costringere Karzai a dargli una posizione di potere nel governo. Arriva inoltre dopo una lunga lotta di influenza a Kabul con il generale Habibi (costretto alla fuga da Maimana). La città conquistata da Dostum è tra quelle dove la Nato contava di dispiegare delle truppe, a sostegno del "team militare-civile" per la riocostruzione che doveva aiutare a garantire la sicurezza in vista delle prime elezioni legislative afghane (previste inizialmente a giugno ma già rinviate a settembre proprio perché il paese è tutt'altro che pacificato, mentre le truppe della coalizione continuano la "caccia" agli ex Taleban e membri di al Qaeda nelle zone meridionali e orientali).
Il risultato è che Karzai ha fatto intervenire il neonato esercito afghano (per ora conta 8.000 uomini) per la seconda volta in un mese - la prima è stata a Herat, quando in marzo sono scoppiati combattimenti quando un comandante nominato da Karzai ha ucciso il figlio del governatore provinciale, un'altra guerra tra warlord. Mentre la prospettiva di tenere elezioni in settembre si fa ancora più difficile.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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