E adesso si tratta. Segretamente magari, cercando di restare il più discreti possibile da parte italiana. E invece con l' intenzione di sventolarlo al mondo da parte sunnita. Comunque ieri pomeriggio alle 16.20, con 20 minuti di ritardo, il rappresentante diplomatico italiano a Bagdad, Gianludovico De Martino, è arrivato alla villa del principe Mohammed al Habib, capo indiscusso della tribù dei Rabia, una delle più note del Paese. Se ne è andato un' ora dopo, senza rilasciare alcuna dichiarazione: "Non voglio giornalisti. Fuori di qui!", ha solo detto stizzito alla vista della stampa. Il principe si è adeguato di buon grado. E dire che ci aveva invitato ben felice di far giungere il suo messaggio in Italia. "Conosciamo le posizioni del vostro governo. Però è giusto che gli italiani conoscano anche le nostre", aveva esordito. Due giorni fa al Habib aveva incontrato i colleghi degli italiani rapiti. Uno dei capi tribù che era al suo fianco, lo sceicco Taleb al Mohendi, aveva detto di controllare un' ampia zona di Falluja, il cuore militante del "triangolo sunnita" dove si pensa siano tenuti gli ostaggi. "Faremo del nostro meglio per liberarli. Ma è difficile, l' atteggiamento del governo Berlusconi non aiuta. Cercheremo almeno di evitare che la situazione precipiti", avevano rassicurato. Ieri così hanno spiegato l' esecuzione di Fabrizio Quattrocchi: "Probabilmente quando ci siamo incontrati il primo italiano era già stato ucciso. Siamo arrivati troppo tardi. Ora diamoci da fare per salvare gli altri". Come? "Aiuterebbe molto poter divulgare sui mass media che il rappresentante italiano sta trattando. Certo non direttamente con i rapitori. Però almeno tramite alcuni intermediari. La gente di Falluja e l' Iraq intero vogliono far sapere le loro posizioni. Perché i rapitori hanno una causa. Non sono banditacci. Non lo fanno per denaro. Chiedono il riconoscimento politico della loro causa", aggiunge Rabia. Difficile capire come De Martino abbia potuto rispondere. Probabilmente non sa neppure quanto i suoi interlocutori siano davvero in grado di influire sui rapitori. Ne parlerà nelle prossime ore con l' inviato speciale della Farnesina, Gianni Castellaneta. Ma tutto lascia credere che, se gli italiani sono davvero nella zona di Falluja, la strada da perseguire è quella del mondo sunnita. Nulla a che vedere con l' Iran e i leader sciiti locali. E infatti da Bagdad proprio l' assemblea degli ulema, uno dei massimi organismi religiosi dell' universo sunnita, ha fatto conoscere la propria disponibilità a intervenire. Sono gli stessi che hanno intercesso per alcuni degli ostaggi stranieri liberati nelle ultime ore. Ma specificano che "il caso degli italiani è più complicato". Dovranno riunirsi in assemblea speciale (il "Majlis Ashura") per decidere come agire.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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