La nomina di Axel Weber a presidente della Bundesbank da parte del governo Schröder rappresenta una svolta per la Germania e può offrire una lezione anche all' Italia dove pure è aperto un grave contrasto tra il governatore della banca centrale e l' esecutivo: una lezione utile per capire che cosa va fatto ma anche che cosa sarebbe meglio evitare. Il cambio della guardia alla testa della più potente fra le banche centrali europee segna il primato della politica sull' economia, del governo su un centro di potere fin qui largamente autoreferenziale, dell' Europa degli Stati su quella delle istituzioni comunitarie. E' un passaggio molto importante, perché in Germania la delega del governo della moneta a una banca centrale indipendente nasce dalla tragica esperienza degli anni Venti e Trenta quando, gestita dalla politica, la moneta perse ogni valore e la democrazia lasciò il passo al nazismo e a una guerra mondiale. Ricostruita la potenza del marco, la Germania di Kohl accettò, anzi promosse l' euro per scavare un solco con quel passato di sangue. Ma perché quel solco fosse invalicabile dettò, d' intesa con la Bundesbank di Tietmeyer, un Patto di Stabilità che aveva come primo obiettivo la difesa dall' inflazione. Diversamente dai predecessori, Weber non dà interpretazioni rigide del Patto. Pur essendo membro del «Research Advisory Board» della Bundesbank e avendo lavorato come consulente della Bce, deve la sua notorietà ai convegni annuali, detti «The Ecb and its Watchers», durante i quali i consiglieri Bce si confrontano senza censure con gli economisti. In Italia qualche politico ha cercato di imbastire polemiche sul fatto che il Governatore Weber è uno dei cinque saggi ai quali il governo socialdemocratico chiede consigli sull' economia. Con questa nomina, Gerard Schröder si attende una Bundesbank più vicina alla linea del governo, e dunque più attenta alla crescita che alla stabilità. Il presidente dimissionario della Bundesbank, Ernst Welteke, pur essendo socialdemocratico da sempre, aveva invece sposato le posizioni rigoriste alle quali già dà voce nel consiglio della Bce l' altro tedesco, Otmar Issing. Il nuovo leader della Bundesbank si segnala per la giovane età (47 anni), la formazione culturale ricca di contaminazioni anglosassoni (ha fatto ricerca in Gran Bretagna e Stati Uniti e consulenza per la Brookings Institution di Washington e per il Fondo monetario internazionale), l' esperienza professionale esterna alla nomenclatura della banca centrale e alla militanza di partito che sarebbe stata invece premiata con la nomina di personaggi come Caio Koch-Weser. Questa è dunque una scelta che, per qualità e rapidità d' esecuzione, può costituire un buon paradigma per tutti. Più ambigue, invece, appaiono le modalità delle dimissioni del predecessore di Weber. Come è noto, Welteke è stato costretto a lasciare perché scoperto dal settimanale Der Spiegel ad aver beneficiato di un week-end a spese della Dresdner Bank. Facendo leva sulla sensibilità etica dei cittadini tedeschi, la politica ha imposto un cambio della guardia che risolve anche un problema di governo dell' economia. L' appello all' opinione pubblica ha così evitato il dibattito di merito che solo avrebbe consentito un' assunzione trasparente delle responsabilità. E questo è l' aspetto meno esportabile della vicenda. Anche in Italia qualche esponente politico ha cercato di imbastire polemiche a carico del governatore Antonio Fazio per avere egli accettato l' invito di un banchiere, Cesare Geronzi, a un paio di pellegrinaggi a Lourdes e a Santiago de Compostela. Geronzi ha precisato di aver pagato i passaggi aerei di tasca sua, e non con i denari di Capitalia. Ma questo non cambia nulla per quanto riguarda il governatore che su banche e banchieri deve vigilare. In Germania il caso Welteke si è consumato in due settimane. In Italia la querelle si trascina da due anni almeno e non è mai stata portata fino in fondo. Un po' per timore e rispetto verso l' istituzione e un po' perché altri, e non minori, conflitti d' interesse contrassegnano i rapporti tra politica ed economia. Forse è bene che, per un' astuzia della storia, sia andata così. Il Parlamento potrà discutere del futuro della Banca d' Italia e del mandato del governatore sulla base delle nuove sfide facendo tesoro, se del caso, del buono che c' è nella lezione tedesca ma senza imboccare la scorciatoia di una soluzione giustizialista.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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