La hindi belt, o "cintura hindi", cioè la regione che copre quasi tutta l'immensa pianura del Gange, ieri è andata alle urne per rinnovare la propria rappresentanza al parlamento nazionale. E' il secondo principale scaglione di queste elezioni generali in India, che si tengono in quattro tornate per motivi logistici: ieri era chiamato a votare circa un quarto dei quasi 700 milioni di elettori,136 circoscrizioni elettorali in undici stati. Urne aperte dunque da Srinagar, la capitale estiva dello stato di Jammu e Kashmir (dove però i seggi sono rimasti semideserti, un po' per la storica disaffezione dei kashmiri verso il governo di New Delhi e un po' per l'appello al boicottaggio dei gruppi separatisti islamici che minacciavano rappresaglie a chi vota) fino a Mumbai (Bombay), la metropoli che esibisce tutte le contraddizioni della modernità indiana, e più a sud in alcune circoscrizioni rurali dell'Andhra Pradesh, in allerta per l'attivismo di quei movimenti rurali radicali e spesso violenti che vanno sotto il nome di naxaliti. Soprattutto, urne aperte in gran parte dell'Uttar Pradesh (170 milioni di abitanti), del Jharkhand e del vicino Bihar, ed è questa la "cintura hindi": considerata il cuore dell'India, è la regione che elegge più rappresentanti di ogni altro stato o territorio dell'Unione indiana, manda a New Delhi circa un quarto dei 543 deputati al Lok Sabha, la camera: dunque in qualche modo decide le sorti della competizione (è un fatto storico: l'Uttar Pradesh ha dato alla nazione gran parte dei suoi primi ministri, inclusa la dinastia Nehru-Gandhi). Così, è qui che si sfidano i pesi massimi della politica nazionale. E' candidato in Uttar Pradesh il primo ministro Atal Behari Vajpayee, leader del Bjp (Partito nazionalista indiano) e capo di una coalizione di centro-destra chiamata Alleanza democratica nazionale, che ha deciso di anticipare queste elezioni previste per ottobre per sfruttare la buona impressione suscitata da un buon monsone (quindi un boom della produzione agricola, determinante in un paese al 70% rurale) e di una buona crescita economica, alcune inaspettate vittorie elettorali locali, e la sua personale immagine di statista che ha saputo avviare il dialogo con il Pakistan.
E' candidata in questo stato del Gange anche Sonia Gandhi, vedova di Rajiv e leader del primo partito d'opposizione, il Congress Party che nei decenni passati incarnava l'India laica, socialista e non allineata (ma erano i tempi di Nehru) e che ora invece lotta per sollevarsi dalla crisi. Ed è candidato qui, per la prima volta, suo figlio Rahul, cioè l'ultimo rampollo della dinastia cominciata con Nehru e proseguita con Indira. Dopo anni di incertezze, voci e smentite, l'ultima generazione dei Gandhi è dunque scesa in campo: Rahul come candidato a Amethi, il collegio dove erano eletti padre, nonna e bisnonno, e la sorella Priyanka come figura leader della campagna elettorale - entrambi accompagnati da bagni di folla a ogni apparizione. Questa apparente incapacità di distaccarsi dalla dinastia è spesso indicato come uno dei punti di debolezza del Congress, e però è un fatto: la presenza dei fratelli Gandhi sembra aver risollevato le sorti del partito. Così gli exit poll di queste prime tornate di voto dicono che il partito nazionalista, dato per stravincente alla vigilia, avrebbe la maggioranza ma di stretta misura, mentre il Congress riguadagnerebbe molte delle posizioni perse cinque anni fa.
Il round elettorale che coinvolge la hindi belt è importante anche perché questa è la regione dove più pesa la casta come fattore della politica: è qui che negli anni `90 si sono affermati dei partiti basati sulla rappresentanza di determinate caste basse di agricoltori, o di intoccabili, nati come scissioni vuoi dal Congress vuoi dal vecchio Fronte delle sinistre ma diventati attori in proprio sostenuti da forti gruppi di interesse. Così la competizione qui è quadrangolare, e saranno decisive in Uttar Pradesh l'affermazione del partito Samajwadi guidato dal capo del governo (statale) uscente, Mulayam Singh Yadav, e del suo rivale partito Bahujan Samaj guidato da una signora, Mayawati. Lo stesso vale in Bihar per un altro capo del governo statale, Laloo Prasad Yadav. La regionalizzazione della politica e la sua frammentazione, e l'aspirazione delle caste più basse ad auto-rappresentarsi sono un tratto dominante dell'India oggi, e uno dei più interessanti e contradditori.
Il conteggio dei voti avverrà solo il 13 maggio, a conclusione di tutti i round di voto, con risultati definitivi la sera stessa. Intanto continueranno a circolare gli exit-poll: ieri la Corte suprema indiana ha respinto un ricorso che chiedeva di vietarne la diffusione perché influenzano i votanti.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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