Non parlano di "stallo nel negoziato" poiché, spiegano, "ciò implica che il negoziato fosse iniziato". E invece? "E invece no. Noi non crediamo che le autorità italiane o i loro 007 abbiano mai davvero intavolato una trattativa credibile con i rapitori dei tre bodyguard". Le prove? "Tante. Tra le altre, le parole di Berlusconi che ha annunciato la liberazione imminente e poi ha dovuto ritrattare. Significa che a Roma sono confusi", dicono all' Assemblea degli Ulema, massimo organismo spirituale dei sunniti iracheni. Parla Muthanna Al Dhari, portavoce dell' Assemblea il cui padre, Harith Al Dhari, tiene le fila del dialogo con la diplomazia italiana a Bagdad. Muthanna elenca le difficoltà che impediscono il rilascio. In primo luogo, le richieste politiche e ideologiche dei rapitori. "La libertà degli ostaggi non si può comprare", dice. E fa capire che il denaro può servire a pagare gli intermediari, ma non diventare merce di scambio. "Perché a Roma non ascoltano il comunicato dei rapitori diffuso da Al Jazira? L' unica mossa che garantirà il rilascio degli ostaggi, se sono in vita, è la promessa italiana del ritiro delle truppe". A suo dire la diffidenza araba nei confronti di Berlusconi è immensa. "Non ci interessa più che modifichi le sue dichiarazioni sprezzanti sull' Islam. Sarebbe un finto pentimento: bugia strumentale al rilascio. Contano gesti concreti: via gli italiani dall' Iraq prima del 30 giugno". La guerriglia, dice Al Dhari, tenta di "premiare" il governo di Madrid. "Gli spagnoli annunciano il ritiro delle loro truppe e da più parti si promette che ai loro connazionali in Iraq non sarà torto un capello. Non sarebbe contraddittorio e controproducente premiare gli italiani mentre Berlusconi dice che i soldati resteranno anche dopo il 30 giugno?". Poi parla di "mosse false" legate agli aiuti umanitari: "La Croce Rossa Italiana non può modificare la situazione, neppure se invierà 100 camion di aiuti a Falluja", spiega. E critica i convogli organizzati negli ultimi giorni dal Commissario Speciale della Cri, Maurizio Scelli. "Non c' è piaciuto come hanno sbandierato l' iniziativa alla stampa italiana. Dov' erano prima del rapimento dei 4 italiani, perché non hanno aiutato Falluja anche in precedenza? Hanno perduto la loro pretesa indipendenza dal governo". Infine, c' è confusione sull' identità dei rapitori. "Non sappiamo chi siano. Non è escluso che diversi gruppi se li siano passati". Al Dhari ricorda il testo del primo comunicato delle Brigate Verdi: "Cita la necessità del ritiro italiano da Nassiriya, cuore delle zone sciite. Dall' inizio di questa ondata di rivolte c' è stata un' alleanza tra sciiti e sunniti. Non è escluso che il primo gruppo che ha preso gli italiani, forse sunnita, li abbia consegnati a guerriglieri sciiti venuti dal Sud. La rete di alleanze della guerriglia è articolata. Volontari afghani, egiziani e siriani arrivano a Falluja. Non vedo perché la gente di Nassiriya non possa fare lo stesso".
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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