Abbiamo chiesto ad alcuni italiani celebri come trascorreranno le ferie d´agosto.

Guido Ceronetti:
L´ingorgo è un ´memento mori´, le colonne d´auto bloccate sul nero bitume simulano la disciplina inerte delle anime trapassate di fronte alle porte delle tenebre. Questo rito esiziale mi avvince, se sapessi guidare quei feretri di lamiera che chiamate automobili andrei a ficcarmi anch´io nel solenne Exitus. Ma rischierei di divertirmi. Dunque rimango a mortificarmi in città, nel vacuo arroventato, per osservare lo spettacolo nichilista delle serrande chiuse, niente sul niente. E mangerò solo lupini, magrissimo e pallidissimo, come Silemonte prima del salto finale dalla rupe di Trasco.

Flavio Briatore:
Al Billionaire è pieno di figa! È vero, c´è figa anche da altre parti, ma voi dovreste vedere quanta figa c´è qui da me! È pazzesco quanto mi piace la figa! Viva la figa!

Silvio Berlusconi:
Quest´anno trascurerò le mie ville in Sardegna, a Portofino, a Capri, alle Molucche e su Giove. Mi recherò in Germania, per dimostrare al cancelliere Schroeder come si sta al mondo. Trascorrerò il Ferragosto nella suggestiva città di Monaco di Baviera, per partecipare all´Oktoberfest. Andrò anche nella importante città di Berlino, per visitare l´omonimo Muro e firmarlo. Questo mi ricorderà i tempi del Muretto di Alassio, dove la mia firma è accanto a quelle di Memo Remigi e Topo Gigio. È in programma anche una gara di barzellette con gli abitanti di Mauthausen, che nonostante gli incresciosi episodi che tutti sappiamo, guardano con ottimismo al futuro.

Umberto Bossi:
Rimarrò a Ponte di Legno in canottiera e ciabatte infradito, seduto al fresco nel mio giardinetto lungo la strada statale, salutando i camionisti e mangiando anguria. La sera una bella braciolata con gli amici, sempre nel mio giardinetto e sempre in canottiera e infradito. Poi vado a dormire in canottiera e ciabatte infradito, appoggiando sul comodino il forchettone della braciolata. Io sono un uomo semplice, del popolo. So che è ripugnante. Ma è così.

Stefano Folli:
Vacanze indipendenti, bipartisan, come richiede il mio ruolo, come ogni direttore del ´Corriere della Sera´ sa di dover fare. Una settimana a Capalbio in mezzo alla sinistra, una a Portorotondo con la destra. Però, per mantenere il necessario equilibrio e non dare l´impressione di schierarmi troppo con le ferie al mare, mi vestirò da montagna e invece di fare il bagno berrò grappa alla genziana sotto l´ombrellone. Poi farò un nuovo elzeviro per la grazia a Sofri, ma lo scriverò a casa del ministro Castelli, per non farlo sentire demonizzato. Infine, sono stato invitato da Prodi per una biciclettata sul Pordoi. Penso che ci andrò, ma il giorno prima e in macchina, senza dirlo a nessuno. Stesso criterio per l´invito di Berlusconi a Portofino: berrò un caffè a Recco, che è nei pressi, da solo e in incognita.

Umberto Agnelli:
Andrò a Villar Perosa al raduno della Juventus, è ovvio. Sono molto ottimista: la squadra si è rinforzata, e soprattutto ho il presentimento che qualche giocatore, quest´anno, mi riconoscerà e mi stringerà la mano.

Roberto Castelli:
Altro che ferie, ho un sacco di arretrati da sbrigare, sto perfezionando la lista dei detenuti da amnistiare per fare questa benedetta pacificazione nazionale. Al massimo, farò una breve vacanza di lavoro. Una puntata a Bressanone, per incontrare due anziani terroristi altoatesini, Sepp Moser detto ‟l´Orco della Valstrudel” perché abbatteva i tralicci a mani nude, e suo fratello Hans detto ‟lo Stratega” perché insegnò ai suoi compagni di lotta a spostarsi quando cadeva il traliccio. Sono bravissima gente. Ma siccome sono liberi dal ´67, il difficile sarà costringerli a rientrare in carcere perché io li possa amnistiare.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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