Marcia indietro americana a Falluja. Venerdì i comandi dei marines avevano scelto Jassim Saleh, ex generale tra i fedelissimi di Saddam Hussein, per comandare una brigata tutta irachena che dovrebbe controllare le rivolte nel bastione della guerriglia sunnita. Ma ieri al suo posto è stato messo Mohammed Latif, ex ufficiale dell' intelligence, addestrato in Gran Bretagna, uomo del vecchio regime che caduto in disgrazia avrebbe trascorso alcuni anni in prigione. La scelta rivela lo stato di confusione tra i quadri dirigenti Usa, costretti tra la necessità di normalizzare il Paese e quella di trovare nuovi alleati locali in grado di aiutarli. Il generale Saleh sembrava infatti gradito alla gente di Falluja. Ex uomo forte della Guardia Repubblicana, militante Baath della prima ora, "Saleh è stato responsabile di migliaia di morti sciiti al tempo delle rivolte del 1991", ha accusato tra gli altri l' attuale ministro degli Interni ad interim del Consiglio provvisorio, il curdo Hoshyar Zebari. Da qui la scelta ieri di degradarlo a vice comandante della nuova "Brigata Falluja". Con un problema. Chi assicura che Latif ora sia in grado di controllare la piazza? La prova del nove potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Nelle ultime ore i nuovi soldati iracheni hanno sostituito i marines ai posti di blocco attorno ai quartieri meridionali di Falluja. E presto dovrebbero iniziare le pattuglie nel cuore della città. Una gradualità che conferma la nuova strategia americana di evitare lo scontro frontale. Per un mese il pugno di ferro Usa ha scatenato la reazione rabbiosa delle milizie armate, sino a cementare l' alleanza sul campo tra estremisti sciiti e sunniti. Ora la tendenza è allentare la tensione. Lo si vede chiaramente anche nelle regioni sciite attorno alle città sante di Najaf e Kut. Qui sino a pochi giorni fa i dirigenti americani promettevano di prendere il leader estremista Moqtada al Sadr "vivo o morto". Ora non viene neppure più nominato. Najaf resta accerchiata, ma in modo discreto, evitando di causare vittime tra la popolazione.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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