"La specie umana è in pericolo". Esordisce così la dichiarazione presentata ieri da un nutrito gruppo di scienziati europei all'Unesco, a Parigi, dove è cominciata una conferenza trans-atlantica di specialisti dei tumori convocata dalla francese Associazione per la ricerca e la cura del cancro. La dichiarazione - meglio, un appello - è intitolata "dichiarazione internazionale sui pericolo dell'inquinamento chimico" e porta le forme di scienziati della reputazione di François Jacob, Luc Montaigner, Jean Bernard, Jean-Pierre Chanmgeux, Jean Dosset, con l'adesione di ambientalisti come Edward Goldsmith o Jean-Marie Pelt, e di intellettuali come Jacques Attali, Pierre Boulez, Edgar Morin, Jean-Pierre Vernant. Ne da notizia il quotidiano ‟Le Monde”, che cita ampi passaggi dell'appello. Leggiamo: "Gli umani sono esposti oggi a un inquinamento chimico diffuso, occasionato da molteplici sostanze o prodotti chimici". "Certe di queste sostanze o prodotti si accumulano negli organismi viventi, compreso il corpo umano", ma "sono dei perturbatori ormonali, possono essere cancerogeni, mutageni [che provocano mutazioni nel genoma, che passeranno dunque ai figli] o reprotossici [che minano le funzioni riproduttive]". A causa della combinazione di queste molteplici sostanze e prodotti "è divenuto estremamente difficile stabilire sul piano epidemiologico la prova assoluta di un legame diretto tra l'esposizione a una o l'altra di queste sostanze o prodotti e lo sviluppo delle malattie". E però "la situazione sanitaria si degrada ovunque al mondo"; "l'incidenza globale dei tumori aumenta ovunque al mondo"; "oggi in Europa il 15 percento delle coppie è sterile"; "un bambino su sette è asmatico, molto probabilmente a causa dell'inquinamento delle città e delle abitazioni". E numerosi indici legano queste evoluzioni alla profuzione di prodotti chimici sparsi nell'ambiente.
Per questo, i firmatari dell'appello affermano che "lo sviluppo di numerose malattie attuali è conseguenza del degrado ambientale" e che "l'inquinamento chimico costituisce una minaccia grave per i bambini e per la sopravvivenza umana". Chiedono che sia sistematicamente applicato il principio di precauzione: che siano vietati i prodotti chimici di cui è certo o probabile il carattere cancerogeno, mutageno o reprotossico, e che siano adottate norme più rigorose sui prodotti chimici - come hanno già fatto Norvegia, Danimarca e Svezia.
L'appello metterà di sicuro del peso a favore di un progetto europeo di regolamentazione per l'industria chimica in discussione ormai da qualche tempo. Il progetto Reach (acronimo di Registration, Evaluation and Authorization of Chemicals) è stato proposto dalla Commissione europea nel 2001 e ha da subito trovato una furibonda opposizione da parte dell'industria chimica - come stupirsi? L'industria sostiene che un tale insieme di regole e limitazioni farebbe salire i costi per l'industria che quindi diverrebbe meno competitiva dei suoi concorrenti stranieri, in particolare sui mercati terzi. Una prima direttiva è stata varata nel 2003, in una versione molto indebolita, ma i cancerologi e gli scienziati (e ambientalisti) riuniti alla conferenza in corso a Parigi chiedono che la regolamentazione per l'industria chimica sia rafforzata. C'è da dire che l'industria ha ricevuto un sostegno notevole dal presidente francese Jacques Chirac, sotto forma di una lettera co-firmata con il premier britannico Tony Blair e il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e indirizzata al presidente della Commissione Romano Prodi: i tre sostengono che la direttiva Reach è "troppo burocratica e inutilmente complicata", e si allarmano per la competitività dell'industria europea. Inutile dire che anche l'amministrazione statunitense è contraria a quella direttiva (i prodotti americani in Europa dovrebbero adeguarsi). I sostenitori del progetto di regolamentazione fanno notare invece che l'Europa, il più ampio mercato al mondo per la chimica, ha la possibilità di diventare un catalizzatore di riforme normative in tutto il mondo.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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