Decapitato di fronte alla videocamera. Con il sangue che schizza sul pavimento e soffoca le urla. Poi gli assassini agitano la sua testa come un trofeo. E lanciano l'ennesima sfida al governo di Washington: "Se non ve ne andate dall'Iraq da noi riceverete solo bare, altre bare e ancora bare". Firmato Muntada al-Ansar, un gruppo affiliato a Al Qaeda. Sembra che il carnefice sia stato Abu Musab al-Zarqawi in persona, considerato il fedelissimo in Iraq di Osama Ben Laden. Violenza bestiale, senza legge, senza regole. Agli occhi degli assassini la vendetta alle rivelazioni degli abusi e torture nel carcere di Abu Ghraib arriva con questo video terribile, apparso ieri pomeriggio su un sito Internet legato a Al Qaeda. La vittima è un cittadino americano, Nicholas Berg, 26 anni, il cui corpo decapitato è stato raccolto ieri mattina nelle vicinanze di un ponte alla periferia della capitale, sull'autostrada che conduce a Falluja. La sequenza delle immagini ricorda da vicino quella dell'esecuzione di Daniel Pearl, il reporter del Wall Street Journal, decapitato in diretta nel febbraio 2002 a Karachi. Anche allora responsabili erano i quadri di Al Qaeda in Pakistan. Ma oggi la morte di Berg accelera un vortice di violenze che appare molto più ampio. Il video si apre con i cinque boia incappucciati, mitra alla mano e portamunizioni al petto, alle spalle del prigioniero. Questi prima è su una sedia, poi accovacciato a terra, ha la barba lunga, il viso tirato. Porta una tunica arancione, aperta sul collo, forse un richiamo alle uniformi dello stesso colore per i detenuti nel carcere di Guantanamo. Uno degli assassini fa un passo avanti e legge un comunicato: "Diciamo alle madri e alle mogli dei soldati americani che abbiamo offerto al governo statunitense di scambiare l'ostaggio con alcuni detenuti di Abu Ghraib. Ma hanno rifiutato. Così vi comunichiamo che la dignità di donne e uomini musulmani prigionieri in quel carcere e altri simili non sarà redenta se non con il sangue e con l'anima. Da noi riceverete solo bare e ancora bare di ostaggi giustiziati in questo modo". Poi è la volta del prigioniero. "Il mio nome è Nick Berg. Il nome di mio padre è Michael. Quello di mia madre Suzanne. Ho un fratello e una sorella: David e Sarah. Vivo a West Chester, vicino a Philadelphia". Pochi secondi. È finita. Il giovane viene spinto sul pavimento e rapidamente sgozzato. Lui urla, si dibatte ancora per qualche attimo. L'ultima immagine è quella della testa tenuta per i capelli. Verso mezzogiorno il Dipartimento di Stato rivelava che il corpo trovato poco prima era quello di Nicholas Berg. E specificava: "Non è uno dei nostri soldati e neppure un dipendente del Pentagono". Negli ultimi giorni la strategia di attaccare gli stranieri ha visto una pericolosa ripresa. L'altro ieri un altro gruppo islamico ha minacciato tutti i contractors, non importa che provengano da Paesi membri della coalizione o meno. I suoi messaggi di morte sono stati diffusi da Al Jazira. Ieri mattina due dipendenti della ditta russa Interenergoservis sono stati rapiti e un terzo ucciso mentre viaggiavano in auto a Musayyib, sessanta chilometri a sud della capitale. Lavoravano nella centrale elettrica della zona. Un mese fa 8 dipendenti della stessa ditta (3 russi e 5 ucraini) vennero sequestrati per una notte a Bagdad. Quando i rapitori si resero conto che non erano cittadini di un Paese della coalizione li liberarono. Allora il Cremlino organizzò un ponte aereo per fare evacuare circa 800 russi. Ma i 296 dipendenti della Interenergoservis decisero di restare. Paura anche per diversi lavoratori occidentali, sembra in maggioranza americani, che si trovavano nel convoglio di 21 gipponi attaccato ieri mattina da un gruppo di guerriglieri a Rutba, 370 chilometri da Bagdad. Dipendenti della compagnia statunitense Halliburton erano appena entrati in Iraq dalla Giordania. Pare che almeno 6 vetture siano bruciate. Non è chiaro il numero delle vittime e se ci siano rapiti.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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