Sonia Gandhi non sarà il primo ministro indiano. La leader del partito del Congress ha annunciato ieri pomeriggio la sua decisione, durante una drammatica riunione d'urgenza dei neoeletti deputati del partito, nella grande hall centrale del Parlamento indiano. «Devo umilmente declinare la carica», ha detto. Non voglio che la mia presenza indebolisca il governo, «è la mia voce interiore, la mia coscienza», ha cercato di dire la signora Gandhi alzando la voce per sovrastare le proteste dei colleghi che le chiedevano di ripensarci. L'annuncio è l'esito di una serie di pressioni diverse. E' prassi in India che l'incarico di formare un governo sia affidato al leader del partito che ha raccolto più voti e sembrava ormai fuori discussione che spettasse alla vedova di Rajiv Gandhi e nuora di Indira, a sua volta figlia di Nehru: Sonia Gandhi sarebbe stata dunque la quarta esponente della famiglia a governare l'India. Ma sarebbe stata anche la prima persona nata all'estero, benché naturalizzata indiana, ed è su questo punto che gli avversari politici hanno attaccato. I dirigenti del Partito nazionale indiano (Bjp), che hanno guidato per sei anni una coalizione di governo di destra tinta di oltranzismo hindu (e di iperliberismo), hanno incassato assai male la sconfitta elettorale, inaspettata. Così le origini italiane di Sonia Gandhi, già tema di attacchi personali durante la campagna elettorale, ora sono il sottofondo di un attacco violentissimo: lunedì l'intero blocco del Bjp aveva annunciato che avrebbe abbandonato il parlamento piuttosto che assistere al giuramento di «una straniera». La ministra uscente della sanità, Sushma Swaraj, era andata dal presidente della repubblica Abdul Kalam per protestare contro l'incarico di governo a Gandhi: «Se entra lei mi dimetto io», aveva detto, dichiarando che si sarebbe rasa i capelli e vestita di bianco (segno di lutto).
Davanti alla residenza della famiglia Gandhi, nel centro di New Delhi, ieri decine di sostenitori si sono radunati quando è trapelata voce della rinuncia, per urlare «lunga vita a Sonia», la persona accreditata di aver fermato il declino del Congress. Emotivi anche gli appelli dei deputati: «Resta, non ci tradire. La voce interiore degli elettori indiani ha detto che devi essere il primo ministro», ha detto Mani Shankar Aiyer, probabile ministro dell'agricoltura del prossimo governo. Ma lei è sembrata irremovibile. La sua persona, ha detto, esporrebbe il governo a essere continuamente sotto attacco.
Sonia Gandhi non ha ancora indicato formalmente la persone che proporrà per la carica di premier ma il nome indicato dalle persone più addentro è Manmohan Singh, il 71enne ex ministro delle finanze che nel `91 aveva avviato le riforme economiche in India, la transizione da un dirigismo statale ormai molto burocratizzato alla liberalizzazione. Del resto è Singh che ieri mattina aveva accompagnato Gandhi dal presidente della repubblica Kalam (incontro interlocutorio, perché la leader del Congresso tornerà dal presidente oggi a chiedere per il suo partito l'incarico di formare il governo).
Manmohan Singh è anche la persone che dal fine settimana sta delineando con i partiti alleati il programma minimo della coalizione di governo. Il Congress (217 seggi con i suoi alleati elettorali, in un parlamento di 545) ha bisogno per governare dell'appoggio del Fronte di sinistra (60 seggi), che ha annunciato il sostegno esterno. Il programma è a grandi linee definito, dicono le persone più al corrente - ancora ieri Singh e altri incontravano Sitaram Yechuri, segretario generale del maggiore Partito comunista indiano. I Pc indiani (sono due) sono diretti avversari del Congress negli stati dove governano, come in Bengala occidentale, ma il patto politico è chiaro: non hanno messo candidati in concorrenza diretta e sosterranno il centrosinistra nell'interesse comune di bloccare la destra nazionalista. Ma l'influenza della sinistra sul governo è l'altro tema di attacco politico della destra, che evoca «la fine delle riforme», «ostaggio dei comunisti». La Borsa di Bombay, che lunedì era crollata del 17% (record storico) prima di chiudere a meno 11%, ieri è risalita proprio quando è circolato il nome di Singh come premier. Lunedì Singh aveva dato interviste ai maggiori media indiani e stranieri per dissipare le paure: le riforne continueranno, ha detto, ma con qualche correttivo per dare priorità allo sviluppo, l'occupazione e l'agricoltura. Il settore agricolo negli ultimi 5 anni è cresciuto del 2% mentre i servizi crescevano intorno all'8% - in un paese dove tre quarti della popolazione vive di agricoltura. Ed è la gran massa degli esclusi che ha determinato la sconfitta del partito che aveva puntato solo sull'India «luccicante» delle classi medie urbane.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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