L'esplosione di una bomba ha ucciso 14 persone ieri sera in una moschea sciita di Karachi, in Pakistan, a neppure un chilometro dal punto dove il giorno prima era stato ucciso uno dei massimi teologi e leader religiosi del paese (sunnita). Così Karachi, la metropoli pakistana con una popolazione stimata sui 13 milioni, è piombata in uno stato di altissima tensione. L'attentato nella moschea sciita Ali Reza Imam Bargah è avvenuta nell'ora della preghiera serale: i medici parlano di 14 vittime accertate e 55 feriti. Una folla inferocita si è raccolta attorno alla moschea, in zona centrale, e ha impedito alla polizia di avvicinarsi, lasciando passare solo le ambulanze. I musulmani sciiti sono una minoranza (circa il 20%) nel sunnita Pakistan, e una faida politica tra gruppuscoli estremisti delle due sette ha lasciato in vent'anni una scia di sangue. Proprio a Karachi l'ultimo attacco a una moschea sciita è dei primi di maggio, 24 morti.
Ieri le misure di sicurezza erano ovunque al massimo, a Karachi e in un po' tutto il Pakistan, perché l'eventualità di violenze era più che anticipata: dopo l'uccisione di Mufti Nizamuddin Shamzai, nella sola Karachi 15 mila agenti di sicurezza erano dispiegati nelle strade, a proteggere moschee e abitazioni di leader sciiti, e anche tutti i possibili "obiettivi" occidentali.
Muftì Shamzai, un uomo sulla 70ina avanzata dalla folta barba bianca, è stato ucciso domenica mattina mentre si recava alla sua scuola islamica, la Jamiat-ul-Uloom-il-Islamiyyah, meglio nota come Jamia Binori. Uomini armati (dieci o 12, secondo la polizia) hanno attaccato il camioncino pick-up con doppia cabina su cui Shamzai viaggiava con figlio, nipote e una guardia del corpo. Shamzai è morto subito, gli altri sono stati solo feriti. L'attacco era mirato, le autorità dicono che c'erano specifiche minacce (tanto che gli avevano assegnato le guardie del corpo). L'attacco non è stato rivendicato e nessuno azzarda nulla sulla responsabilità: Mufti Nizamuddin Shamzai era un personaggio di alto profilo non solo religioso ma politico. Domenica, alla notizia dell'attentato, gruppi di seguaci hanno bruciato veicoli e spaccato vetrine, un fast food americano, tre banche, due cinema, gli uffici di un magazine. Almeno 22 persone sono rimaste ferite.
Muftì Nizamuddin Shamzai era uno dei massimi teologi in Pakistan (anche se non il "gran muftî" ufficiale), e forse il miglior amico che i Taleban abbiano avuto: in un'intervista alla ‟reuter” nel dicembre scorso ha dichiarato che i Taleban e al Qaeda non moriranno neppure se fossero catturati i loro leader, Mullah Omar e Osama bin Laden. La scuola Binori, duemila studenti nella sede centrale e oltre 9.000 nelle sedi staccate, è una delle più importanti istituzioni deobandi (movimento sunnita che predica un islam "puro", politicizzato e molto vicino all'ultraconservatrice scuola wahabita dell'Arabia Saudita). Negli anni `90 dalla Binori sono usciti alcuni dei ministri del governo dei Taleban afghani. Shamzai era anche un dirigente della Jamiat Ulema-e-Islam (Jui-f), partitino islamico pakistano che ha avuto un legame organico con i Taleban (ne gestiva l'arruolamento di volontari della jihad, pakistani e non, per i campi d'addestramento in Afghanistan). Nell'ottobre 2001, nell'imminenza della guerra afghana, muftì Shamzai aveva guidato una delegazione di religiosi pakistani che doveva portare a Kabul un messaggio del presidente pakistano Parvez Musharraf, che chiedeva di consegnare bin Laden - è ormai noto che Shamzai nell'occasione incontrò Mullah Omar e gli promise invece il sostegno dei suoi jihadi (il vice di Shamzai, muftì Mohamed Jameel, da noi intervistato nella scuola Binori, ci aveva confermato allora che lstavano mandando combattenti dai Taleban).
Tra gli illustri discepoli di Shamzai c'è Maulana Masood Azhar, capo del gruppo (ora illegale) Jaish-e-Mohammad, noto per la guerriglia in Kashmir e ora considerato responsabile dei due attentati dello scorso dicembre (falliti per pochissimo) contro il presidente Musharraf. E questo è l'altro elemento allarmante. Giorni fa il presidente pakistano ha dichiarato che ci sono dei militari tra le decine di persone arrestate in relazione a quei due attentati: è la prima volta che dei militari - benché solo bassi ufficiali - sono esplicitamente implicati degli attentati a Musharraf. A quanto pare sono 7, esercito e aviazione, e gli investigatori dicono che erano stati reclutati separatamente. Musharraf ha precisato che il mandante è "uno straniero", ma è invece un estremista pakistano che ha avuto i soldi, ha reclutato le persone e organizzato gli attacchi: "Lo prenderemo, sappiamo chi è". Notizie di stampa dicono che il super ricercato è proprio un luogotenente di Masood Azhar, il discepolo di Muftì Shamzai.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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