Un passo avanti sulla via della sovranità per il nuovo governo iracheno. Ieri è stato firmato l'accordo con 9 milizie armate per il loro smantellamento prima delle elezioni, previste nel gennaio 2005. Visibilmente soddisfatto il neopremier, lo sciita Iyad Allawi, l'ha annunciato, fiancheggiato dai 25 membri del nuovo gabinetto: "Sono felice di proclamare oggi il successo dei negoziati per l'integrazione delle milizie e altri gruppi armati, che finora non erano controllati dallo Stato. Così circa 102.000 miliziani potranno scegliere se tornare alla vita civile o venire arruolati nel nuovo esercito o tra gli agenti della polizia". Una dichiarazione che però non risolve l'intrinseca debolezza del nuovo governo. Un organismo di transizione, composto per lo più da esponenti della diaspora scelti dall'amministrazione Usa, privo della legittimazione che verrà solo dalle elezioni. L'accordo non comprende infatti la milizia armata che da quasi un anno si presenta come l'alternativa radicale al processo di normalizzazione voluto dagli americani. Si tratta delle Brigate Al-Mahdi: tra 5 e 8 mila uomini legati all'integralismo sciita e diretti dal giovane imam estremista Moqtada Al Sadr. Da circa due mesi sono loro a guidare e organizzare le rivolte nelle regioni sciite del centro-sud, anche contro gli italiani di Nassiriya. Ieri l'ennesima prova dei loro sistemi spregiudicati. La moschea principale di Kufa, roccaforte di Al Sadr, è stata gravemente danneggiata dall'esplosione del deposito di munizioni che i miliziani della Al-Mahdi avevano nascosto all'interno. Sembra vi siano almeno 3 morti. Allawi e molti suoi ministri contestano però la scelta americana da aprile di prendere Muqtada Al Sadr "vivo o morto". Il premier condivide i timori di Alì Al Sistani, il moderato leader spirituale sciita secondo il quale il confronto armato con Moqtada ha solo aumentato il carisma di quest'ultimo. Gli attentati ieri hanno tra l'altro causato il ferimento di 4 guardie del corpo straniere (un inglese sarebbe morto) che operavano nella zona petrolifera di Mosul, nel Nord. L'accordo per lo smantellamento delle milizie rappresenta comunque il più importante passo verso il "monopolio della violenza". Tra i gruppi firmatari più importanti si trovano i Peshmerga, circa 80 mila miliziani curdi. A firmare sono state anche le Brigate Badr, le milizie del Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica (Sciri), che fanno capo ad Al Sistani. Un passo scontato. Da mesi le sue milizie cercano discretamente di arginare le violenze delle Brigate al Mahdi, evitando però di scivolare nella guerra civile.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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