"Gli americani hanno suonato alla porta e si sono presi quello per cui il governo italiano ha pagato: gli ostaggi, costati nove milioni di dollari". Non un blitz militare, dunque, ma una "presa in consegna" dei sequestrati avvenuta ad armi abbassate, dopo il pagamento di un riscatto. Gino Strada, il chirurgo italiano di Emergency già in Iraq per tentare una mediazione al rilascio dei tre italiani, racconta una versione diversa della loro liberazione, molto prosaica e ben poco militare: "Le fonti che abbiamo in Iraq già dieci giorni fa ci parlavano del tentativo di pagamento di un riscatto da nove milioni di dollari - dice -. E mi sembra naturale che, se si è concordato un riscatto, una volta che i soldi sono versati gli ostaggi vengono fatti trovare. È ben poco verosimile un blitz in cui non si spara un colpo e non ci sono morti. Questo io lo chiamo andarsi a prendere ciò che si è pagato. Siamo contenti che gli ostaggi siano liberi, ma sapevamo che sarebbe finita così già da venerdì scorso". Una ricostruzione che lascia spazio a pochi dubbi, assicura Strada: "Tutte le nostre fonti danno la stessa versione e la cifra del riscatto ci è stata confermata anche dopo la liberazione dei tre. E che non si sia trattato di un blitz, ce lo ha ribadito gente del posto". Sul sito www.peacereporter.net , collegato a Emergency, ci sono i racconti di due iracheni che si presentano come testimoni oculari della liberazione di Agliana, Cupertino e Stefio. A loro si riferisce Strada quando parla della "gente del posto". Uno dice: "L’8 giugno, alle 9.30, ha visto arrivare al numero 17 di Zaitun Street (io abito al 13), ad Abu Ghraib, cinque auto americane: sono scesi degli uomini che hanno aperto la porta dell’abitazione senza forzarla, come se fosse stata già aperta e sono usciti subito con soli quattro uomini. Li hanno caricati su un furgoncino e se ne sono andati. Il tutto nella massima calma".
Strada aggiunge: "Dopo la liberazione dei tre, le fonti irachene hanno usato l’espressione "tradimento interno" per spiegare perché si è arrivati alla decisione di rilasciare i rapiti dietro compenso. E mi sono fatto questa idea: il gruppo che ha sequestrato gli italiani avrebbe voluto riconsegnarli senza riscatto, infatti la nostra mediazione stava per andare a buon fine. Poi la minoranza che chiedeva soldi ha avuto la meglio. Se avessero deciso fin da subito per il riscatto, non avrebbe infatti senso il video in cui si chiedeva agli italiani di dimostrare contro la politica di Berlusconi".
Chi ha preso i soldi? Le fonti citate da www.peacereporter fanno due nomi: Salih Mutlak, commerciante iracheno arricchitosi durante il periodo dell’embargo, e Abdel Salam Kubaysi, ulema sunnita che ha avuto un ruolo anche nel rilascio degli ostaggi giapponesi. "Mi auguro che qualcuno si prenda la briga di verificare se uno dei due abbia fatto di recente una visita in Italia - chiude Strada -. Una decina di giorni fa ci siamo persino sentiti domandare dagli intermediari dei rapitori se il signore che è andato ad offrire i nove milioni di dollari fosse collegato alla nostra organizzazione".
Gino Strada

Gino Strada

Gino Strada è chirurgo di guerra e uno dei fondatori di Emergency, l’associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo. È impegnato su tutti i fronti di guerra, dall’Afghanistan alla Somalia, dall’Iraq alla Cambogia e al Sudan. Con Feltrinelli ha pubblicato anche Pappagalli verdi (1999), che ha vinto il premio internazionale “Viareggio Versilia 1999” e continua a riscuotere un grande successo, Buskashì. Viaggio dentro la guerra (2002) e ha scritto la prefazione a In tournée (2002) di Lella Costa.

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