È una nota di inusuale durezza il comunicato ufficiale con cui palazzo Chigi risponde alle accuse di Gino Strada, che su ‟manifesto”, ‟Repubblica” e ‟Unità” aveva parlato di un riscatto di nove milioni di dollari, pagato probabilmente dal governo italiano per la liberazione degli ostaggi. "Com'era forse prevedibile - recita la nota - è cominciato il gioco delle presunte rivelazioni, delle ricostruzioni fantasiuose, delle interpretazioni impossibili, o peggio delle insinuazioni. Nessuno poteva però immaginare che si arrivasse a scambiare la fantasia per realtà e a spacciare delle invenzioni come prove. Di fronte a un gioco così spregiudicato e strumentale ci limitiamo a una sola e definitiva precisazione: la liberazione degli ostaggi è avvenuta grazie a una operazione delle forze speciali della coalizione in collegamewnto con l'intelligence italiana e d'intesa con il governo, senza pagamento di riscatto. L'operazione è avvenuta non lontano da Baghdad, nella zona sud". Non pago palazzo Chigi sfornerà in serata una seconda nota, più sintetica ma per il resto identica alla prima. In realtà di precisazioni non ce ne è affatto una sola. L'inviperita replica di palazzo Chigi risponde a tutti i dubbi e i sospetti avanzati dal giorno della liberazione in poi da fonti diversissime. Riafferma il collegamento dell'intelligence italiana e il ruolo centrale di palazzo Chigi, messo frequentemente in forse. Ripete che l'azione si è svolta nei pressi di Baghdad, e si tratta di un altro elemento messo ripetuttamente in forse. Ma il piatto forte, l'accusa che brucia più di tutte, quella che spiega lo sbotto di palazzo Chigi, è quella di ‟Emergency”. Il pagamento del riscatto modificherebbe di molto il quadro propagandistico ammannito dal governo a pochi giorni dalle elezioni.
E infatti la barricata alzata dal governo è altissima. Riprende la parola il premier, per ribadire il concetto: "Non abbiamo pagato nessun riscatto. È l'opposizione che insiste nel metodo della calunnia e della contraffazione. Ricordo che se quell'operazione fosse finita nel sangue la responsabilità sarebbe stata tutta mia". Essendo finita bene, sarebbe invece "tutto suo" il merito. Fini supporta, perentorio: "E' vergognoso insinuare che quanto detto dal presidente del consiglio non corrisponbde al vero". S'indigna Frattini: "Le affermazioni di Strada contengono mistificazioni e speculazioni elettorali su cose serie e delicate".
Ma la stessa furia del governo è sospetta. I punti oscuri sono troppi per poter essere risolti da una smentita. E far passare Strada per un politicante di quart'ordine è compito difficile. Per Emergency ha parlato il vicepresidente, Carlo Garbagnati: "Nè Gino Strada nè Emergency hanno mai detto di avere le prove che sia stato pagato un riscatto per la liberazione degli ostaggi italiani". "Quello che sappiamo - spiega - è che in uno degli ultimi incontri, una decina di giorni fa, con la soluzione della vicenda ormai vicina, i nostri interlocutori ci hanno detto che da una persona di cui non si fidavano molto era arrivata la richiesta di un riscatto di 9 milioni di dollari per la liberazione degli ostaggi".
La persona in questione, aveva detto Strada, si chiama Salik Mutlak, personaggio che si è arricchito con il contrabbando sotto l'embargo e che avrebbe ricevuto nove milioni di euro in due tranche, "probabilmente dal governo italiano" aveva ipotizzato Strada. Si sa anche che Mutlak è stato a Roma, durante il sequestro, ufficialmente in viaggio d'affari. Certo, come chiarisce Garbagnati, Strada non ha né potrebbe avere "prove" di quanto avviene in un mondo di spie, mediatori e faccendieri, ma questo è quanto ha saputo - ha spiegato giovedì nell'intervista al ‟manifesto” - dai suoi interlocutori a Baghdad, esponenti civili e religiosi ai quali ha rivolto la richiesta di liberare gli ostaggi italiani da trasmettere ai sequestratori.
Sul centrosinistra l'impatto delle dichiarazioni di Strada è immediato e in alcuni casi determinante. Romano Prodi infine si espone. Chiede "verità, tutta la verità". E prosegue: "Aspettiamo che il govero riferisca in parlamento su come si è arrivati a questa felice conclusione". Anche il presidente del Copaco Bianco, inizialmente assai meno scettico, dice che "è ora di fare chiarezza" e annuncia la decisione di chiamare il governo a riferire. E la procura di Roma ascolterà tutti i personaggi coinvolti nella vicenda, inclusi Strada e Scelli.
Gino Strada

Gino Strada

Gino Strada è chirurgo di guerra e uno dei fondatori di Emergency, l’associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo. È impegnato su tutti i fronti di guerra, dall’Afghanistan alla Somalia, dall’Iraq alla Cambogia e al Sudan. Con Feltrinelli ha pubblicato anche Pappagalli verdi (1999), che ha vinto il premio internazionale “Viareggio Versilia 1999” e continua a riscuotere un grande successo, Buskashì. Viaggio dentro la guerra (2002) e ha scritto la prefazione a In tournée (2002) di Lella Costa.

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