La quindicesima autobomba kamikaze dall'inizio del mese ha fatto strage di iracheni ieri alla periferia della capitale. Assassinato un altro alto dirigente del nuovo governo. Ucciso anche un professore universitario. Tiri di mortaio sulla sede della Coalizione. Ancora attentati contro le truppe Usa. Così le giornate verso il passaggio delle consegne al nuovo governo iracheno sono costellate di violenze e sangue. Ieri, 17 giorni al 30 giugno, quando l'autorità provvisoria guidata dagli americani sin dalla fine della guerra dovrà cedere la sovranità al nuovo gabinetto, non sono state smentite le previsioni più nere. "Ci aspettiamo l'intensificarsi del terrorismo", dicono da tempo i militari Usa fiancheggiati dagli ufficiali della nuova polizia. E così è stato: nelle ultime 24 ore i morti sono una ventina, il Paese è in allarme. La giornata di attentati inizia alle 8 con due tiri di mortaio da 120 millimetri contro il complesso dei palazzi presidenziali nel cuore della capitale. Non c'è nulla di nuovo, dall'estate scorsa gli spari hanno una frequenza quasi quotidiana. Ma ieri danneggiano il tetto e i muri nella zona delle cucine. Non ci sono vittime. Un'ora dopo è invece il massacro. Un pickup bianco guidato da un kamikaze cerca di scagliarsi contro l'entrata di Camp Cuervo, la grande base americana a sud di Bagdad. "Non ci riesce. Una nostra pattuglia lo individua e lo ferma a poche centinaia di metri dalle casematte americane", raccontano i poliziotti iracheni. Allora si fa saltare in aria. I soldati Usa restano illesi. Ma a farne le spese sono ancora una volta gli iracheni: i morti variano a seconda delle fonti tra 7 e 12. Tra loro sicuramente 4 agenti. Il resto sono civili che attendevano in coda di fare il pieno a un benzinaio. I feriti sono almeno 13. Nello stesso momento, un altro colpo mortale contro un dirigente del nuovo governo, che dal primo di giugno sostituisce il gabinetto che era stato scelto dagli americani il 13 luglio 2003. Kamal Al Jarrah, 63 anni, direttore generale delle relazioni culturali per il ministero dell'Educazione, viene assassinato a sangue freddo da un commando che riesce a fuggire nel traffico. Sabato era stato ucciso con la stessa dinamica Bassam Qubba, 60 anni, diplomatico di carriera appena nominato vice ministro degli Esteri. Nei giorni precedenti erano sfuggiti alle pallottole il vice ministro della Sanità, Ammar Safer, e il comandante delle guardie di frontiera, generale Hussein Mustafà. "I terroristi colpiscono i quadri medi perché i 26 ministri, oltre al premier e al presidente, sono meglio protetti. Ora cercheremo di accrescere le misure di sicurezza per tutti. Ma è un problema difficile da risolvere", ha ammesso ieri mattina il portavoce delle truppe della coalizione, generale Mark Kimmitt. Difficile anche perché le violenze sono diffuse. Ancora a Bagdad è stato assassinato un professore universitario. E sei persone hanno perso la vita negli scontri tra miliziani legati all'imam estremista Moqtada al Sadr e soldati Usa nel quartiere sciita di Sadr City (ciò sebbene Moqtada affermi di voler sciogliere le milizie e creare un partito politico). L'attacco alla stazione di polizia a Kirkuk, nel nord del Paese, ha causato un morto e otto feriti. Un soldato Usa è morto e altri due sono feriti dallo scoppio di una mina presso la base di Taji, 20 km nord della capitale. Al confine con la Siria sono stati invece assassinati due giornalisti della nuova tv irachena sostenuta da Washington. Si spiega anche così il desiderio americano di tranquillizzare le nuove autorità. "Le truppe della coalizione, oltre 150.000 soldati, non subiranno alcuna riduzione dopo il 30 giugno. Il numero resterà invariato almeno sino al tardo autunno", ha dichiarato ieri Kimmitt incontrando la stampa locale. "Poi il ritiro sarà graduale. Ogni fase sarà preceduta da un attento esame che la nuova polizia sia davvero in grado di garantire la sicurezza", ha aggiunto. Sul piano politico i nuovi ministeri stanno già prendendo il posto degli americani e i loro alleati. "Larga parte del trasferimento dei poteri è in effetti già avvenuto. Il ministero del Petrolio, Trasporti e Affari Esteri sono già stati presi in consegna dal personale iracheno", nota il ‟New York Times”. "Alla fine, quella del 30 giugno sarà solo una cerimonia formale".
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>