Fra le tante specie in via di estinzione che l'umanità dovrebbe provare a salvare, gli inglesi ne hanno individuata una che risiede su spiagge, parchi e giardini pubblici di casa loro. È fatta di legno e tela, è reclinabile, è versatile, essendo possibile inclinarla in varie posizioni: si tratta, insomma, della sedia a sdraio. La settimana scorsa l'azienda di soggiorno di Blackpool, la più nota stazione balneare dell' Inghilterra, hanno annunciato la rimozione delle sedie a sdraio dalle spiagge locali, per sostituirle con più moderni lettini di alluminio e plastica: "è ora di mandare in pensione questo simbolo di una vacanza d'altri tempi, che nuoce alla nostra immagine di località turistica", ha detto Lynn Cole, presidentessa del Blackpool Tourism Forum. Imprevedibilmente, la notizia è finita sulla prima pagina di numerosi quotidiani nazionali e ha scatenato un vespaio di polemiche. "Non toccate le sedie a sdraio, sono un simbolo nazionale come gli autobus a due piani, i taxi neri, il pub e il fish and chips", si è arrabbiato un gruppo di abituali frequentatori di Blackpool, promettendo di fondare un'associazione chiamata "Save the deckchair" (Salvate la sedia a sdraio). A Londra, approfittando del caldo dei giorni scorsi, il "Guardian" ha fatto un sondaggio tra la gente stesa a prendere il sole ad Hyde e Regent Park: la maggioranza si è espressa per conservare le sedie a sdraio. "Se a Blackpool proprio vogliono rimpiazzarle con i lettini, facciano pure", è stata la risposta tipica, "ma che ce le lascino almeno qui. Nei parchi, se uno non vuole sedersi sull'erba, sono l'alternativa più semplice e pratica". Può sembrare una tempesta in un bicchier d' acqua, e un po' lo è: ci sono cose più importanti, anche qui, su cui discutere. Ma la polemica rivela almeno due aspetti interessanti della Gran Bretagna. Uno è l'attaccamento degli inglesi alle tradizioni: la sedia a sdraio, nel resto del mondo sviluppato, è già in declino da un pezzo, una specie di oggetto da museo. Quando la chiedi a un bagnino in Romagna, ti guarda come se fossi un reperto archeologico; i sudditi della regina Elisabetta sono tra gli ultimi in Europa a conservarla con amore. L' altro aspetto sottolineato da questa storia è che, insieme alle sedie a sdraio, un po' tutta l'industria del turismo balneare britannico sembra avere bisogno di un restauro. Trent'anni fa, a Blackpool, la "Rimini inglese", venivano 18 milioni di visitatori a stagione; l' anno scorso si sono dimezzati. Quelli che continuano a venirci, per di più, sono il genere di turisti che rendono poco all'industria del turismo e fanno scappare via tutti gli altri: si ubriacano di birra, mangiano hot dogs con le mani, si fermano un fine settimana e poi tornano alle loro città scottati dal sole. La situazione è solo leggermente migliore nelle stazioni balneari dell' Inghilterra meridionale, da Brighton a Bournemouth, meglio frequentate ma ugualmente in crisi. "Le compagnie aeree a basso costo permettono a chiunque di passare una settimana in Spagna, Italia, Grecia, magari spendendo meno che a Blackpool o Brighton", spiega un agente di viaggio. Per questo, sulle spiagge inglesi, c' è un gran fervore di riforme. Un'idea è ripulire il litorale da negozi di souvenir e fast-food, per renderlo più rispettabile. Un' altra è giocare d'azzardo, letteralmente: aprendo in riva al mare, a cominciare da Blackpool, una serie di grandi casinò stile Las Vegas. Progetti a lungo termine: per ora è partito solo il pensionamento delle sedie a sdraio. Ma i turisti italiani che questa estate verranno a Londra si tranquillizzino: le troveranno ancora, nei parchi della capitale. Il punto è se troveranno anche il sole.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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