Contro un Cavaliere "dimezzato", reggerà ancora la politica fatta finora dalla opposizione? La domanda è obbligata, dal momento che, nei fatti, l’antiberlusconismo è stato il nucleo duro della politica della sinistra. Una scelta giusta, sia chiaro. Che il trentesimo uomo più ricco del mondo (secondo ‟Fortune”) sia anche il politico più importante di un Paese è una indiscutibile anomalia che ha deformato sia il mercato che i modi della politica italiana. Anomalia per altro giudicata tale anche a livello internazionale. Tuttavia, la caduta di consenso personale del premier avvia una nuova fase: un Berlusconi ridimensionato porta intanto a una ridefinizione non solo numerica dentro la coalizione di governo; i suoi alleati dovrebbero essere in grado di sottrarsi a una politica che sia solo pura emanazione dello strapotere di un singolo leader. La sinistra dovrebbe così oggi misurarsi - anche se Berlusconi è ben lontano dal rinunciare alla riconquista della sua supremazia - con un governo molto più articolato, in cui varranno varie differenze, e in cui il gioco sia di voto parlamentare che di proposte avrà maggiori variabili. A fronte di questo, l’arma dello scontro con Berlusconi rischia di essere spuntata. L’antiberlusconismo che ha fin qui ben servito la sinistra, ne ha anche tuttavia coperto delle debolezze. È stato uno strumento straordinario in termini di comunicazione, ma ha anche semplificato il ragionare sui temi concreti. Per la sinistra riformista è stato ad esempio troppo spesso la coperta sotto cui si sono occultate divisioni profonde. Nel caso poi della sinistra più radicale è stato, nei fatti, l’unica parola d’ordine. Con l’eccezione di Bertinotti che nella sua recente riflessione sulla antiviolenza ha davvero provato a esplorare nuovi campi.
Se si toglie così oggi il velo dell’antiberlusconismo, la sinistra che aspira al governo si troverà esposta su tre questioni in particolare - che non a caso sono proprio le tre su cui il sistema di potere di Berlusconi ha più costruito: il Welfare, la politica estera e la televisione.
Sul Welfare si riapre oggi una trattativa. Finora le varie riforme sono state archiviate dalla sinistra accusando in particolare la Confindustria di fare solo sponda a Berlusconi. Ma oggi che la Confindustria ha cambiato equilibri (anche questo un segno del Berlusconi dimezzato), che argomenti si porteranno sul tavolo? La sinistra dovrà ora decidersi a dire - unitamente - quali riforme vuole.
Sulla politica internazionale, la crisi di Berlusconi, che potrebbe avere il suo equivalente nella crisi elettorale di Bush, porterà la sinistra a dover chiarire il suo pensiero sulla lotta al terrorismo, sulle guerre e sugli Usa. Anche perché, se mai vincesse Kerry, si sa già che i democratici rivedranno la loro politica in Iraq, ma non lasceranno il Paese né escluderanno un nuovo intervento militare altrove, se lo riterranno necessario. Il prossimo conflitto richiederà dunque alla sinistra italiana parole meno generiche di "ritiro".
Infine, la televisione. La legge Gasparri è passata: il sistema è ridefinito. La Gasparri è il cesto dentro cui Berlusconi ha pescato nuove risorse per la crescita di Mediaset, e nel fare ciò ha creato un nuovo assetto del mercato, in cui stanno nascendo nuove posizioni dominanti mentre altre stanno sparendo. Il terremoto in corso nel mondo della carta stampata è in parte il risultato di questo processo. Rispetto alla nuova situazione continuare a polemizzare sulle tv denunciando l’influenza "ideologica" del premier sotto forma di minuti o conduttori di destra o di sinistra, è un’arma spuntata. La sinistra dovrà ora avanzare la sua controproposta di mercato della comunicazione.
Insomma, Berlusconi non ha ancora consegnato la sua testa, e lotterà per vincere le elezioni del 2006. Ma la sinistra sicuramente non le vincerà se, a questo punto, continuerà a farne il centro, la ragione e la giustificazione della sua campagna.
Lucia Annunziata

Lucia Annunziata

Lucia Annunziata, giornalista, corrispondente per “il manifesto”, “la Repubblica”, “Corriere della Sera”, negli Stati Uniti, in America Latina e Russia, conduttrice di trasmissioni politiche televisive e direttrice del Tg3, è stata nominata direttore dell’Agenzia di informazione internazionale ApBiscom. Ha vinto il Premiolino per i suoi servizi durante la guerra del Golfo e il Premio Max David come inviato di guerra, nel 1993 ha avuto la Nieman Fellowship dell’Università di Harvard, dal 2003 al 2004 è stata presidente della Rai. Con Bassa intensità (Feltrinelli, 1991), il suo primo libro, ha vinto il Premio Malaparte e con La crepa (Rizzoli, 1998) il Premio Saint Vincent. Dirige dal 2013 "Huffington Post Italia".

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