Sono un maniaco della computisteria. Penso di aver cominciato a scrivere per il solo fatto di non resistere all’attrazione dei fogli, dei quaderni; perfino davanti a una rubrica non so trattenermi dall’acquistarla. Ho chili di carta e continuo a comprarne, e non la butto via fino a quando i fogli non sono interamente sfruttati su tutt’e due le facciate. E se rimane dello spazio lo ritaglio per farne fogliettini buoni per gli appunti. In ogni angolo della casa ho un gruppo di questi fogliettini con accanto una matita, pronti per ogni idea. Le idee, buone o cattive che siano, bisogna catturarle subito, e poi spremerle fino alla buccia, senza pietà. Ma più spesso non è l’idea da appuntare a spingermi a scrivere su questi foglietti, ma il contrario: è la presenza irresistibile del foglio da riempire, da consumare, che mi spinge a scrivere qualcosa, qualsiasi cosa.
Francesco Piccolo

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo, nato a Caserta nel 1964, vive e lavora a Roma. Collabora con quotidiani e riviste e scrive per il cinema. Ha pubblicato Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (minimum fax, 1994), L’Italia spensierata (Laterza, 2007); con Feltrinelli, Storie di primogeniti e figli unici (1996; premio Giuseppe Berto e premio letterario Piero Chiara), E se c’ero, dormivo (1998), Il tempo imperfetto (2000) e Allegro occidentale (2003, finalista premio Strega). Per Einaudi ha pubblicato La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010), Il desiderio di essere come tutti (2013; premio Strega 2014) e Momenti di trascurabile felicità (2015). Per il cinema ha scritto film di Paolo Virzì, Renato De Maria, Michele Placido, Silvio Soldini e Nanni Moretti. Per i “Classici” Feltrinelli ha introdotto Tre uomini in barca (1997) di Jerome.

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