Ogni mattina che Dio manda in terra in America gli scolari delle elementari, non appena entrano in classe, ascoltano la voce del preside trasmessa attraverso gli altoparlanti. Insieme, bambini preside e insegnanti pronunciano il giuramento alla bandiera con la mano sul cuore: "Giuro fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti d'America e ai valori che rappresenta, una nazione sotto Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti". Segue un minuto di silenzio in cui tutti restano immobili. Il rito si ripete ogni giorno per ogni anno di scuola nella vita di tutti gli americani. Esattamente da 112 anni, da quando un pastore di idee socialiste, Francis Bellamy, pubblicò nel 1892 il Pledge of Allegiance, il giuramento di fedeltà, nel suo giornaletto per bambini. Pochi mesi dopo il giuramento fece il suo debutto nelle scuole sotto il presidente Benjamin Harrison. Da allora è stato leggermente modificato un paio di volte. Ma la modifica principale fu fatta nel 1954: un'associazione cattolica, i ‟Cavalieri di Colombo” (Knights of Columbus), chiese di aggiungere accanto alla nazione le parole under God, sotto Dio. Si trattava di distinguere, argomentò, il giuramento di fedeltà americano da altri pronunciati da "comunisti senza Dio". L'America attraversava anche allora una crisi, una guerra atomica sembrava imminente e il presidente Eisenhower chiese al Congresso di aggiungere le due parole. Cinquant'anni dopo, queste vengono contestate di fronte alla Corte Suprema. La Corte si riunirà stamani e come sempre i giudici apriranno l'udienza in piedi, con il capo chino, e ascolteranno le parole di prammatica: "Dio salvi gli Stati Uniti e questa onorevole Corte". Subito dopo dovranno decidere se la menzione di Dio che le scuole richiedono agli insegnanti di pronunciare ogni mattina non violi il venerato First Amendment della Costituzione. Se così fosse, quale sarebbe il destino dei tanti riferimenti religiosi contenuti nelle cerimonie civili americane, come appunto le parole con cui la Corte Suprema inizia le sue sessioni? Il caso è stato provocato dal ricorso in appello di una scuola californiana contro la sentenza esplosiva pronunciata nel giugno 2002 da una corte d'appello di San Francisco, che viene considerata la più liberal degli Stati Uniti. La Corte di San Francisco sentenziò che le parole under Godequivalgono a un'esplicita professione di religione e sono pertanto incostituzionali. Dette così ragione a un medico e avvocato californiano, Michael Newdow, che si definisce ateo il quale non vuole che la figlia di nove anni sia costretta ogni mattina a reiterare devozione a Dio. Prima di tutto la Corte dovrà stabilire che cosa significhi veramente giurare fedeltà a "una nazione sotto Dio". Significa implicare che Dio esiste, "un dogma religioso che il governo non dovrebbe sponsorizzare nella scuola pubblica", come afferma Michael Newdow? Secondo l'amministrazione, che difende le due parole, pronunciarle non equivale a una professione di fede religiosa bensì di patriottismo. I garbugli della vicenda sono infiniti e intensamente controversi. La faccenda è ulteriormente complicata dal fatto che è in corso un'aspra battaglia legale tra il padre e la madre della bambina. La madre, che si definisce "una cristiana rinata" che ha ritrovato la fede dopo un breve sbandamento (causa non secondaria, afferma, del suo incontro con il medico californiano), sostiene che il padre non aveva diritto di presentare la causa perché non aveva a quel momento l'affidamento della figlia. Se la Corte vuole uscire d'impaccio senza deliberare una sentenza così ardua, basterà che stabilisca che in effetti il medico californiano non aveva titolo per parlare a nome della figlia.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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