Saddam Hussein è preso in "custodia legale" dal nuovo governo iracheno. Un passo che gli è stato notificato ieri nella cella controllata dagli americani presso l'aeroporto internazionale di Bagdad.
E verrà ribadito oggi con la presentazione di un primo generico atto di accusa, in vista del processo che, però, si terrà tra molti mesi, probabilmente dopo le elezioni nazionali previste entro il 31 gennaio 2005. Un pool di televisioni locali e internazionali potrebbe nelle prossime ore mandare in onda le immagini dell'ex dittatore. Le prime dopo le riprese della sua cattura, il 13 dicembre 2003 in una "tana" sotterranea di pochi metri quadrati nella zona di Tikrit, quando il suo volto sporco, capelli incolti e barba lunga, lasciarono stupito il mondo intero.
In apparenza cambierà ben poco. Saddam resterà nella stessa cella in cui è stato rinchiuso negli ultimi 8 mesi. Anche le guardie resteranno le stesse: uomini scelti tra le teste di cuoio Usa. A loro si aggiungeranno un certo numero di agenti della nuova polizia irachena. "In verità temiamo che Saddam possa fuggire. La nostra preoccupazione è che ciò non avvenga e di garantire l'incolumità delle sue sentinelle. Verrà preso in custodia da noi iracheni solo quando saremo pronti e avremo un carcere adatto", hanno specificato nelle ultime ore il neo ministro della Giustizia, Malik Dahan al Hassan, e il presidente del tribunale speciale, Salem Chalabi. Ieri mattina quest'ultimo ha incontrato Saddam brevemente per notificargli che d'ora in poi la giurisdizione del suo caso passa agli iracheni.
"Saddam è apparso scosso, confuso. Anche se sta bene di salute", ha detto Chalabi. Indossava una deshdasha (l’abito maschile lungo) grigia, ha raccontato un responsabile del tribunale alla ‟France Press” , il volto smunto, ma ancora baffuto, visibilmente dimagrito. "Sono Saddam Hussein Al Majid, presidente della Repubblica d’Iraq", sono state le sue prime parole. Poi l’ex raìs ha salutato Chalabi ("Buongiorno") e ha chiesto chiarimenti: "Mi interrogherete oggi o no?". E si è seduto, in segno di disprezzo per i visitatori. Nessuna concessione da parte di Chalabi: "Gli ho detto che potrà fare domande domani (oggi per chi legge, ndr ), quando gli presenteremo alcuni degli atti di accusa".
Il nuovo governo apre così i conti col passato. "Gli iracheni devono ricordare gli orrori del trentennio di Saddam. Il processo ci aiuterà a costruire le basi della nuova democrazia", aveva dichiarato al Corriere quattro giorni fa lo stesso primo ministro Iyad Allawi. In effetti il processo potrebbe rappresentare un passo decisivo sulla via della riconciliazione nazionale. Le accuse contro l’ex dittatore sono pesantissime: dal genocidio ai crimini contro l'umanità, sino all'utilizzo di armi chimiche. Chalabi sta esaminando la lunga lista di massacri a partire dalla fine degli anni Sessanta, al momento della salita al potere del regime baathista.
Con Saddam passano sotto la custodia legale del nuovo governo 11 tra i suoi più vicini collaboratori. Primo della lista, Tarek Aziz, l'uomo che dalla metà degli anni Ottanta ha tenuto le fila della diplomazia irachena. Quindi Ali Hassan al Majid, meglio noto come "Ali il chimico", per la frequenza con cui ricorse alle armi chimiche. E ancora, Taha Yassin Ramadan, l'ex vice presidente, considerato ancora più crudele e determinato del suo boss. Al momento 45 dei 55 super ricercati dagli americani durante la guerra sono stati catturati. Tra quelli che mancano all'appello si trova Izzat Ibrahim Al Duri, che sarebbe nascosto nelle regioni del Centro-nord.
Sino ad ora gli unici a visitare regolarmente Saddam e i suoi collaboratori in cella sono stati i funzionari della Croce Rossa Internazionale. "Gli americani hanno rispettato le regole riguardanti lo status dei prigionieri di guerra. Abbiamo visto Saddam circa ogni 7 settimane. L'ultima è stata il 15 giugno. Allora ci ha consegnato 4 lettere per la famiglia. Una è stata già data alle figlie ad Amman, ma pesantemente censurata. Le altre sono ancora in mano agli americani. Ora il suo status cambia, visto che passa sotto il controllo iracheno. Stiamo già trattando con il premier Allawi e il suo ministro della Giustizia. E non abbiamo incontrato alcuna preclusione", ci ha detto Nada Domani, portavoce della Croce Rossa nella regione.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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