Cosa fare se sei capo della spedizione per il 50esimo del K2 e la malattia di tua moglie rimasta a casa si aggrava tanto da temere il peggio? Ieri pomeriggio Agostino Da Polenza non ha avuto dubbi. Ha convocato tutti i compagni nel tendone mensa e ha fatto un breve annuncio. "Ragazzi torno a casa. Appena il tempo migliora prendo un elicottero e cerco di volare il prima possibile a Islamabad e poi alla volta di Milano. Tra di voi c'è gente fortissima, gente che conosce la montagna e anche compagni di tante salite. Se siete d'accordo, nomino Giuliano De Marchi capo spedizione vicario. Settimana prossima ci sarà una finestra di bel tempo. So che ripartirete per i campi alti. Avendo in mente la nostra filosofia: portare in vetta il massimo numero di compagni possibile". L'atmosfera è pesante. Giuliano De Marchi ha salito 3 cime oltre gli 8.000, medico di Belluno, con i suoi 57 anni è il veterano del gruppo. Resta zitto. In effetti nessuno vuole parlare. Agostino Da Polenza, 47 anni, è stato il vero motore primo dell'intera impresa "K2 2004-50 anni dopo", conosce questa montagna come le sue tasche, tiene i contatti con i politici in Italia, si è occupato dei finanziamenti, dei rapporti con i media. Chi potrà davvero sostituirlo? Sembra uno dei momenti di depressione collettiva che avvengono spesso nelle spedizioni in Himalaya. Fuori tira vento, il tempo è uggioso, ancora l'altra notte ha nevicato. Chi sarà davvero in grado di ridare spinta alla voglia di salire? In più oggi c'è il dramma umano di Da Polenza. La moglie Silvana era ben consapevole della gravità della sua malattia, eppure è stata lei a volere che lui partisse. Già lui in aprile-maggio era rimasto con lei a Bergamo per assisterla quando una parte del gruppo stava salendo la nord dell'Everest, versante tibetano. Sono questi i pensieri che frullano nelle teste di tutti. Agostino sta ancora parlando, prima di volare via vorrebbe fare i piani per l'assalto alla vetta. Quando all'improvviso suona ancora il satellitare. ‟È Silvana”, dice lui concitato. Poche ore prima il cognato medico gli aveva detto che la moglie si era ulteriormente aggravata. Ma ora è lucida, cosciente. E lei gli dice con voce perentoria: "Agostino. Qui tu non torni. Voglio che tu resti con i ragazzi, con i nostri ragazzi". Così, cambio di ordine del giorno. Agostino resta, almeno per il momento. C'è un breve applauso nella tenda. Intanto sono arrivate due troupe della Rai. Ci sono tante cose da organizzare. E da lunedì si pianificherà l'assalto alla vetta via Sperone degli Abruzzi, in coordinata con i 9 compagni che attendono ordini dal versante nord.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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