Anche la scienza è vittima del brutto tempo sul ghiacciaio del Baltoro. Ieri, dopo 10 giorni di marcia, arrivando tra la città di tende al campo base del K2, il professor Giorgio Poretti dell'università di Trieste si è trovato una brutta sorpresa. "Le previsioni sono proibitive. Sarà quasi un miracolo se i nostri alpinisti riusciranno ad arrivare in vetta prima del monsone. Quindi ci si tolga dalla testa che possano portare nello zaino apparecchiature pesanti per i rilevamenti scientifici", gli ha detto perentorio il capo-spedizione, Agostino Da Polenza. Una doccia fredda. Poretti, 64 anni, allievo di Ardito Desio, oggi docente di geomatica (incrocio tra geologia e matematica), era venuto al K2 per determinare l'altezza della montagna al millimetro. "Dunque non porteranno in cima il mio georadar", ha esclamato indicando uno strumento giallo, coperto di bottoni e prese che pesa più di 4 chili. "Impossibile", ha insistito Da Polenza. Ciò significa che non si potrà determinare con precisione l'altezza della roccia sotto lo strato di neve e ghiaccio che copre la cima. E il dibattito resta aperto. Quanto è davvero alta la seconda cima della terra? I primi a rispondere furono le autorità coloniali inglesi, che tramite il Survey of India del 1856 determinarono i classici 8.611 metri. Poi arrivò Ardito Desio che al seguito della vittoriosa spedizione italiana del 1954 aveva iniziato a rilevare le cime del Baltoro con metodi moderni. Uno dei membri dello staff della spedizione, il matematico Antonio Marussi, è stato a sua volta docente di Poretti. "Nel 1996 sono venuto qui al campo base con un altro gruppo di forti alpinisti. Uno di loro morì, Lorenzo Mazzoleni, e il gruppo si preoccupò di recuperarlo, senza riuscirci. I progetti scientifici furono accantonati. Allora rilevai un'altezza di 8.608 metri e 28 centimetri", continua il professore. Al campo base ieri sera gli alpinisti cercavano di affogare in una cena a base di gnocchi al radicchio e vecchie canzoni alpine la frustrazione e l'inattività per il brutto tempo. Il gruppo dei velocisti dovrebbe partire verso metà settimana. Mira alla cima entro domenica. Saliranno leggeri. Le ultime tende montate sono circa a 7.300 metri, 250 metri più in alto hanno abbandonato un tendone a 9 posti ancora smontato. Per aiutare gli scienziati porteranno con loro un Gps e una sonda per misurare il livello della neve in vetta.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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