Sono i campioni della Premier League, ma a quanto pare anche dell'evasione fiscale. Attraverso la creazione di fittizie società off-shore, l'Arsenal Football Club consente ai propri calciatori di risparmiare milioni di sterline in tasse: i giocatori stranieri riescono spesso a non pagare al fisco neanche un soldo, quelli inglesi pagano sui propri guadagni un'aliquota dell'1% anziché del 40. Benintenso: il sistema ideato dagli avvocati della squadra londinese è perfettamente legale, e viene usato anche da altre aziende, in altri settori. Ma è considerato immorale, contrario alle norme dell'etica, e in ogni caso potrebbe suscitare rancori nella tifoseria, nell'uomo medio che le tasse è costretto a pagarle fino all'ultima sterlina. Rivelata ieri in prima pagina dal ‟Sunday Times”, la frode organizzata dalla società campione d'Inghilterra ha provocato una immediata reazione del governo, con il ministero delle Finanze che promette di intervenire per studiare il caso, ottenere maggiori ragguagli e combattere il sempre più ampio fenomeno dell'evasione fiscale "legalizzata", che complessivamente (dunque non solo nello sport) priva lo stato di qualcosa come un miliardo di sterline di entrate all'anno, quasi un miliardo e mezzo di euro. ‟È un pugno negli occhi che questi giocatori ultra-ricchi siano in grado di aggirare le loro responsabilità fiscali, in particolar modo quando si pensa che i loro tifosi non hanno la possibilità di fare altrettanto", commenta Norman Lamb, deputato del partito liberal-democratico. "La gente che guadagna di più può trovare il sistema di non pagare le tasse, mentre i lavoratori che riempiono gli stadi vengono strizzati dal fisco", gli fa eco Andrew Allum, presidente della Taxpayers Alliance, un'associazione per la difesa dei contribuenti. Non meno scandalizzate, a quattro settimane dal via al nuovo campionato di massima serie, sono le reazioni provenienti dal mondo del pallone. "Come chiunque che segue le vicende del calcio, trovo esagerati gli stipendi dei calciatori d'oggi e sono ancora più indignato all'idea che non paghino le tasse"", dice l'ex-nazionale inglese, ex-campione del mondo (nella storica vittoria del '66 a Wembley) ed ex ct dell'Irlanda, Jackie Charlton. L'inchiesta del ‟Sunday Times” è nata dal divorzio tra Roy Parlour, mezz'ala dei Gunners, recentemente al centro di un'aspra battaglia in tribunale per il divorzio dalla ex-moglie. Le udienze hanno messo in luce che i suoi guadagni e il suo tenore di vita reali erano molto più alti del salario ufficialmente accreditatogli dall'Arsenal. Il giornale ha cominciato a indagare e ha così scoperto che la società, quando ingaggia un giocatore, gli fa sempre firmare due contratti: uno con uno stipendio piuttosto basso, da cui le tasse sono detratte alla regolare aliquota massima del 40%; l'altro che riguarda i premi-partita, i bonus per lo scudetto o le coppe, e altri guadagni extra. Il contratto numero due, che talvolta equivale a metà o tre quarti del totale dello stipendio reale, viene versato al giocatore attraverso società off-shore sotto forma di prestiti, che poi non vengono restituiti o come dividendo di società che di fatto non hanno alcuna attività, anch'esse con base all'estero. In base alla legge, questo complesso meccanismo permette ai giocatori stranieri di non pagare niente al fisco e a quelli inglesi di pagare cifre irrisorie. Per esempio, un giocatore di nazionalità britannica che riceve mezzo milione di sterline di salario dovrebbe versare 205 mila sterline di tasse, ma con il sistema ideato dall'Arsenal deve pagarne soltanto 5 mila. Il Sunday Times afferma che, in una singola stagione, trenta giocatori dell'Arsenal hanno pagato complessivamente soltanto 76 mila sterline di tasse su 7 milioni e 600 mila sterline di salari. Il giornale indica che anche altre squadre della premiere League, come il Liverpool e il Middlesbrough, ricorrono a tecniche analoghe per ridurre l'entità del peso fiscale sui loro calciatori. La Deloitte & Touche, l'ufficio legale dell'Arsenal, ideatore del sistema, rifiuta di fare qualsiasi commento. Quanto al club, un portavoce dichiara al Times: "I salari pagati ai giocatori e le prerogative di ogni singolo contratto sono questioni strettamente confidenziali".
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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