Di "scheletri" ne ha già sfrattati tanti, dal polveroso armadio del laburismo britannico: la bandiera rossa e l'inno dell'Internazionale, le nazionalizzazioni e il sindacalismo, il marxismo e il pacifismo. Adesso Tony Blair abbatte un altro totem: il liberalismo, inteso come l'attitudine a preoccuparsi troppo delle cause del crimine e troppo poco - a suo dire - delle vittime del crimine. Il primo ministro ha annunciato la svolta presentando ieri a Londra un nuovo piano quinquennale sulla questione dell'ordine pubblico. "Gli anni Sessanta videro un grande avanzamento dei diritti individuali e la ripulsa delle discriminazioni, della deferenza, delle rigide divisioni di classe", ha detto a un convegno di poliziotti. "Da allora la legge è diventata più garantista, concentrandosi sui diritti degli imputati e sulla prevenzione di errori della giustizia. Ma quella cultura libertaria ha prodotto una generazione di giovani senza disciplina e senso di responsabilità. Ebbene, il consenso verso il liberalismo anni Sessanta è finito. La gente non vuole un ritorno ai pregiudizi e alle discriminazioni, ma tuttavia pretende regole, ordine e comportamenti rispettosi delle norme. È ora di preoccuparsi maggiormente delle vittime, tutti hanno il diritto a vivere senza paura". Blair ha elencato una serie di misure della sua "crociata": più poteri agli enti locali, quadruplicazione delle forze di polizia, uso di braccialetti elettronici e controlli via satellite contro i recidivi, aumento delle ronde di quartiere. Non ha parlato di "tolleranza zero", lo slogan reso celebre da Rudolph Giuliani, il sindaco repubblicano che negli anni Novanta "ripulì" New York: ma il concetto è quello. Il premier promette una lotta senza quartiere alla grande criminalità organizzata, in primo luogo al traffico di narcotici, ma soprattutto alla microcriminalità: ai teppisti che "rendono un inferno la vita della gente comune, facendola sentire insicura nelle proprie strade e nelle proprie case", alle bande di giovani che imperversano nelle periferie delle metropoli, "dove aggrediscono coetanei, rapinano anziani, creano un clima di illegalità, sopruso, violenza". L'obiettivo immediato è far calare il numero dei crimini (raddoppiato nell'ultimo decennio) del 15 per cento nei prossimi cinque anni. Lo scopo a lungo termine è cambiare la filosofia della sinistra, e così facendo rendere più difficile una vittoria della destra alle elezioni dell'anno venturo. La difesa dell'ordine pubblico, qui come altrove, è sempre stata tradizionalmente un tema caro ai conservatori. Ora il primo ministro ha deciso di sottrarglielo, convinto dai sondaggi secondo cui è una delle questioni più sentite dalla popolazione. Per la verità, Blair era sensibile all'argomento ben da prima di entrare a Downing Street: all'inizio degli anni Novanta fu lui a coniare lo slogan "duri contro il crimine, duri contro le cause del crimine", che già appariva rivoluzionario a molti paladini del vecchio garantismo. Adesso, pur negando di volerne minimizzare le cause, Blair preferisce concentrarsi sugli effetti: ossia sulle sofferenze causate dal crimine. La destra ironizza: è un tentativo di sviare l'attenzione del paese dall'Iraq. La sinistra libertaria obietta: per un calo del crimine occorre più giustizia sociale, non più repressione. Come che sia, è un personale addio agli anni Sessanta da parte di un leader che ne sembrava il figlio.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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