Nuvole basse, nevicate, forti venti in quota costringono le spedizioni a giornate in tenda. È il momento dello sconforto, l'inattività rende nervosi, qualche alpinista più giovane sarebbe pronto a "mollare tutto" e tornare a casa. Ma è anche il momento per una tazza di tè nel tendone-cucina. È qui che abbiamo incontrato il gruppo degli scienziati che seguono la spedizione italiana "K2 cinquant'anni dopo". Una quarantina, coordinati dal fisico Enrico Bernieri per conto dello Imont, l'ente pubblico per lo studio dell'alta montagna sostenuto dalla presidenza del Consiglio e dal ministero della Ricerca. Si va dallo studio della neve per indagare le conseguenze dell'inquinamento ambientale, a quello del movimento del ghiacciaio Baltoro, alla misurazione delle vette, sino al progetto dell'università di Torino che esamina l'ecocompatibilità delle spedizioni alpinistiche con l'ambiente. "Siamo un po' tutti figli della prima tradizione illuministica, quella che vedeva l'esplorazione delle montagne non come un record sportivo, ma come lo studio della natura", sostiene Bernieri. "Il mio modello di alpinista è Horace Benedicte De Saussure, il naturalista ginevrino che l'8 agosto 1786 sponsorizzò Jacques Balmat e Auguste Paccard a salire il Monte Bianco. Ci andarono con barometri, termometri e un pentolone per vedere a che temperatura bollisse l'acqua sulla cima. L'anno dopo, con grande fatica, anche De Saussure arrivò in vetta". Fuori 36 pannelli solari forniscono alla spedizione almeno 3 kilowattora, l'energia disponibile in un normale appartamento cittadino. In una tenda ci sono frigoriferi portatili. "Servono per conservare sino in Italia i campioni di neve raccolti tra i 5.000 metri del campo base e i 7.500 del terzo campo. Nel 2000 sul ghiacciaio dello Cho- Oyu abbiamo trovato tracce di Cesio 137, elemento radioattivo pericoloso prodotto dall'uomo. Potrebbero essere ancora le conseguenze del dramma di Chernobyl nel 1986. Ora vogliamo vedere se si trova anche sul K2", aggiunge Bernieri. Ci sono i "puristi" che vedono i portatori d'alta quota della spedizione commerciale pagata dagli Scoiattoli di Cortina come un'offesa alla memoria dei primi salitori 50 anni fa. E c'è il professor Riccardo Beltramo preoccupato di separare i rifiuti da bruciare nell'inceneritore sulla morena da quelli come plastica e batterie da portare a valle nella tradizione cittadina della raccolta differenziata.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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