A Guwahati, capitale dello stato dell'Assam nell'India nord-orientale, il prefetto ha emesso un comunicato minaccioso: le licenze commerciali saranno revocate ai commercianti che saranno sorpresi ad accumulare cibo e beni di prima necessità. Dall'inizio di luglio ormai la regione è devastata dalle alluvioni, centinaia di chilometri di strade e linee ferroviarie sono sommerse e altre sono state tagliate dalle frane e i rifornimenti di beni di prima necessità sono interrotti: così i prezzi salgono. E come spesso accade in questi casi, c'è chi ne approfitta. Il decreto contro gli accaparratori è l'ultimo segnale di emergenza, in questo angolo nord-orientale del subcontinente indiano. Le piogge monsoniche qui sono arrivate con grande furia, provocando allagamento, frane e naufragi dal Nepal alle alture dell'India nordorientale passando per il Bangladesh, dove le autorità dicono che queste sono le alluvioni peggiori degli ultimi quindici anni. La furia delle acque ha ucciso finora un migliaio di persone (comprese quasi 400 nella Cina meridionale), e 25 milioni di persone sono rimaste senza tetto, o hanno le proprie case allagate. Nel solo Bangladesh, 400mila ettari di terra coltivata sono sommersi - e solo nelle ultime ventiquattrore 12 persone sono morte annegate, o per il morso di serpenti, o fulminate da cavi elettrici quando i pali sono crollati. E poi: milioni di persone in tutta le regione sopravvivono con i pacchi di cibo distribuiti dalle autorità, aiuti d'emergenza distribuiti con le barche o lanciati dagli elicotteri nelle zone più remote - si capisce che i prefetti dell'Assam abbiano minacciato sanzioni e multe ai negozianti che speculano sul cibo. E la pressione non si allenta, perché i meterologhi prevedono ancora piogge in questo fine settimana.
Ma la natura è crudele perché nell'insieme il monsone quest'anno non è affatto abbondante. Anzi. Sul Golfo del Bengala si è rivesciato un diluvio universale, ma sul 42 percento del territorio dell'India le piogge sono sotto la media stagionale. Il nordest annega, ma sull'India nord occidentale si parla ormai di siccità.
L'attesa del monsone in India comincia intorno a maggio, quando le temperature salgono, sfiorano i 40 gradi, poi i 45 - è la stagione in cui i benestanti si rifugiano nella loro aria condizionata e gli altri sopravvivono boccheggiando, cercando refrigerio nell'acqua ghiacciata dei venditori ambulanti e nei pochi aliti di brezza carpiti la notte in cima ai tetti delle case. Più il caldo aumenta più cresce l'attesa per le piogge, che i giornali seguono passo passo con grandi cartine colorate: il fronte dell'acqua arriva di solito alla fine di maggio sul Kerala, il lato occidentale dell'estremo sud del subcontinente, poi avanzano verso est e verso nord descrivendo una grande mezzaluna, e infine dal Golfo del Bengala guadagnano poco a poco la pianura del Gange verso ovest per poi esaurirsi in Pakistan.
Le piogge portano respiro, lavano via la polvere dalle foglie degli alberi, riempiono i fiumi e i pozzi, dissetano i campi. Ma quest'anno l'attesa è estenuante, la pianura del Gange continua a boccheggiare, a New Delhi le piogge sono già in ritardo di un paio di settimane, dal Rajasthan arrivano foto di terre secche crepate dal caldo. Le tv mostrano ministri che si affanano a visitare le zone alluvionate e intanto promettono sovvenzioni per gli agricoltori rovinati dalla siccità. Il fatto è che dalle piogge dipende quasi per intero l'agricoltura del subcontinente: e in India il 70 percento dell'economia è rurale. È per questo che un cattivo monsone può far cadere un governo - è per questo che alluvioni e siccità saranno il primo vero banco di prove del nuovo governo indiano, la coalizione di centrosinistra che ha vinto le ultime elezioni proprio promettendo più attenzione all'India rurale.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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