Viaggio in Italia. Mentre a Ravello Legambiente dibatteva con noti imprenditori economici su come dare nuova linfa e soprattutto nuove idee alla qualità del «made in Italy», i prodotti cosiddetti Doc o Dop, che siano il vino o l'olio d'oliva, il pesce azzurro o il lardo di Colonnata, in provincia di Lecce giungeva alla nona edizione un premio speciale ideato da Anna Grazia D'Oria, che con Piero Manni è l'anima letteraria del Salento. Si chiama ‟L'olio della poesia” (il premio ai poeti è infatti un quintale d'olio d'oliva salentino, quest'anno offerto all'israeliano Meir Wieseltier e alla palestinese Hanan Awwad), e la bellezza del titolo è nel suo doppio genitivo, soggettivo e oggettivo: mettere insieme due «naturali» quintessenze, o due spremiture. Contemporaneamente a Fivizzano, in Lunigiana, per la cura del gruppo Eliogabalo cominciava la nona edizione di una rassegna cinematografica divenuta col tempo laboratorio politico-culturale, col titolo geniale ‟Comunicare fa male”. Dura fino a metà settembre e prevede seminari, concerti, mostre e film. Ecco tre scorci, più omogenei di quanto possa sembrare, di una vivacità culturale e sicuramente politica di un'Italia creativa in tempo di vacanze - «vacanza» soprattutto del governo del Paese. La rassegna di Fivizzano aveva all'inizio un nocciolo profetico (e distopico) sul regime mediatico che si stava profilando. E non a caso il curatore della rassegna, Federico Nobili, si ispirava a un testo del filosofo Gilles Deleuze, che trent'anni fa metteva in guardia contro l'assedio del marketing e della retorica aziendalistico-populistica anche nella produzione delle idee: non si tratta soltanto di battersi contro un pensiero unico, ma contro un unico modo di diffusione e valorizzazione commerciale di idee e parole, quello pubblicitario. Se comunicare fa male, condividere fa bene. Occorre allora conoscere e valorizzare, a partire dagli usi e dalla vita vera, quello che abbiamo sotto i piedi e davanti agli occhi: l'olio della poesia, la poesia dell'olio. L'editore Manni ha appena dato alle stampe un bel libro dal titolo Salento d'autore, dove autori vari - da Antonio Prete al neo presidente della Provincia di Lecce Giovanni Pellegrino - guidano «ai piaceri intellettuali del territorio».
Ecco qualcosa che si può e deve fare dappertutto in Italia: riscoprire, educando il nostro sguardo, le nostre ricchezze, indipendenti da mode e modelli d'importazione, ma anche esenti dalla cecità dell'assuefazione e da quella di un astratto modernismo (o riformismo). Il gesto ecologico-economico della riscoperta dei luoghi e delle loro ricchezze si accompagnerà a un'analoga operazione di ecologia del linguaggio: vedere e riconoscere il mondo là fuori con forme linguistiche capaci di mostrarcelo, fuori dal marketing e dalla «comunicazione». Mettere insieme economia, benessere, sperimentazione politica e linguistica, è l'invito di quest'ultimo lunedì al sole prima della pausa estiva.
Beppe Sebaste

Beppe Sebaste

Beppe Sebaste (Parma, 1959) è conoscitore di Rousseau e dello spirito elvetico, anche per la sua attività di ricerca nelle università di Ginevra e Losanna. Con Feltrinelli ha pubblicato Café Suisse e altri luoghi di sosta (1992), Niente di tutto questo mi appartiene (1994), Porte senza porta. Incontri con maestri contemporanei (1997; poi ripubblicato in Il libro dei maestri. Porte senza porte rewind, luca sossella, 2011). Tra i suoi ultimi libri, Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne e Oggetti smarriti e altre apparizIoni, entrambi con Laterza. Per Feltrinelli ha curato e tradotto ne "I Classici" Le passeggiate del sognatore solitario di Jean-Jacques Rousseau (2012) e I miei amici di Emmanuel Bove (nuova ed. 2015).

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