Finisce qui dov' era cominciata due mesi fa, la spedizione italiana per il 50° della salita alla seconda montagna della Terra. Finisce di fronte al piccolo museo "Italia K2 2004", ancora in costruzione nella cittadina che dalla fine dell' Ottocento vede le spedizioni di alpinisti, scienziati e amanti dell' avventura partire verso il ghiacciaio del Baltoro. "L' abbiamo voluta per ricordare la tradizione della presenza italiana al Karakorum" dice sorridente Rolly Marchi, che a 83 anni ha ancora l' entusiasmo dei suoi "Trofei Topolino", di quando agli albori della televisione raccontava agli italiani le magie del "chilometro lanciato" e le tecniche della "discesa a uovo". Skardu, casette ammucchiate attorno alla via principale, sporcizia per le strade, un bazar da terzo mondo, con bottegucce odoranti kerosene che vendono ai turisti più poveri il materiale ricevuto "o preso in qualche modo dai portatori" alle grandi spedizioni internazionali. Ieri abbiamo trovato le tute d' alta quota della "Ferrino", che erano stranamente venute a mancare agli italiani impegnati in vetta meno di una settimana fa. Prezzo di assoluta convenienza: 120 dollari. La città ha comunque festeggiato alla grande gli italiani. Gianni Alemanno, il ministro delle Politiche Agricole e Forestali, ha visto le autorità locali, illustrato i progetti della cooperazione italiana per il rilancio turistico ambientale, incontrato una rappresentanza femminile delle "Northern areas", zone depresse, rese ancora più povere dallo scontro militare lungo oltre mezzo secolo tra India e Pakistan per il controllo del Kashmir. E, dulcis in fundo, assistito a una partita di polo assieme ad almeno 15 mila spettatori venuti da tutta la vallata. E gli alpinisti? Tanti si sono lasciati ammaliare dal verde e dai cespugli fioriti lungo l' Indo dopo tante settimane di bianco accecante dei ghiacciai e nero repulsivo della roccia del Baltoro. E hanno trascorso la giornata sdraiati sull' erba. Non manca chi critica la scelta degli ultimi giorni di tornare a valle dal campo base in elicottero. Tutti gli alpinisti lo hanno fatto. Mezzo secolo fa i 14 della "prima" guidata da Ardito Desio se ne scesero a piedi. Perché i loro emuli odierni no? Agostino da Polenza, il capo spedizione tornato a Bergamo giusto in tempo per assistere alle ultime ore di vita della moglie malata, dall' Italia insiste comunque nel carattere unico e "puro" dell' impresa. "I nostri cinque ragazzi sono saliti per primi quest' anno. Hanno battuto la traccia e posto le corde fisse dagli 8.000 metri in su. Soprattutto nessuno di loro ha utilizzato l' ossigeno. Un' impresa stupenda. A differenza per esempio dei sei Scoiattoli di Cortina, che invece si sono collegati alle bombole ad ossigeno dal quarto campo fino alla cima", ribadisce al telefono. Ma l' occupazione maggiore è stata scrivere il resoconto della salita alla vetta. Compreso il soccorso di due spagnoli in pericolo di vita presso il quarto campo. Non sono mancate le polemiche, i battibecchi, i litigi sui supposti o veri gesti d' altruismo. Se si vuole di eroismo. Tutto attorno a noi, mute, immobili, bellissime, le montagne immense se ne sono rimaste a guardare.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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