Malattie che colpiscono gli umani al cervello, come l'Alzheimer, il Parkinson e molti disordini neuronali, sono aumentati in modo allarmante nei paesi industrializzati negli ultimi vent'anni, ha osservato un'équipe di medici britannici. In un rapporto di ricerca pubblicato sulla rivista medica Public Health Journal afferma che la causa va cercata nell'inquinamento, in particolare da sostanze chimiche: gas di scarico, reflui industriali, residui di pesticidi nel cibo. I dati di fatto sono in sé impressionanti (li riassumeva ieri il settimanale londinese The Observer). I ricercatori hanno osservato l'incidenza di malattie al cervello in dieci paesi industrializzati (il G7 più Australia, Olanda e Spagna) nel periodo tra il 1979 e il 1997. Poi hanno confrontato il tasso di decessi nei primi tre anni di quel periodo e negli ultimi tre: hanno trovato che le malattie del gruppo della demenza senile (incluso il morbo di Alzheimer) in Inghilterra e Galles sono più che triplicate tra gli uomini e aumentate del 90 percento tra le donne, e aumenti simili sono riscontrati in tutti gli altri paesi. Quanto al Parkinson e altri disordini neuronali, il gruppo ha trovato un aumento di quasi il 50 percento dei casi in uomini e donne in tutti i paesi escluso il Giappone.
Da bravi scienziati, i ricercatori hanno tenuto conto che la diagnostica per queste malattie è migliorata: hanno paragonato i decessi, non il numero di casi diagnosticati. In Inghilterra e Galles ad esempio alla fine degli anni `70 morivano circa 3.000 persone all'anno per questo tipo di malattie: alla fine dei `90 sono circa 10mila all'anno. "Questi dati mi hanno spaventato", dichiara al settimanale inglese il professor Colin Pritchard, della Bournemouth University, uno degli autori della ricerca insieme ad altri colleghi dell'Università di Southampton: "Queste sono brutte malattie: ci sono più persone che le prendono, e cominciano sempre più presto". Bisogna cercare le cause: il gruppo di ricercatori afferma che cause genetiche sono da escludere, perché ogni modifica nel Dna (cioè nel patrimonio genetico) degli esseri umani richiade centinaia di anni per affermarsi, e qui stiamo parlando di un periodo di vent'anni. Resta un altro ordine di cause, quelle ambientali: "Dobbiamo guardare all'ambiente e chiederci cosa stiamo facendo", dice Pritchard.
Cause ambientali significa inquinamento, ovvero le sostanze - per lo più prodotte dalla chimica - con cui veniamo a contatto: dagli insetticidi spruzzati sui prodotti agricoli che poi restano nei cibi, all'inquinamento del traffico, ai reflui delle industrie, alle sostanze chimiche usate in ogni aspetto della vita in un paese moderno, dalle vernici ai rivestimenti. Il cibo è un elemento chiave - ed è l'unica cosa che divide il Giappone dagli altri paesi industrializzati - qui il trend di aumento dei decessi per malattie al cervello è minore, ma cresce per i giapponesi che si spostano in altri paesi.
Ovviamente l'industria chimica respinge l'accusa: il fatto che ci siano sostanze chimiche nell'ambiente in cui viviamo non prova che queste siano a livelli di pericolo, né che siano la causa di queste malattie. Ma è una difesa debole. Per la gran parte delle circa 80mila sostanze chimiche prodotte e usate dall'industria ci sono pochi controlli e pochi dati - per molte, salvo quelle già riconosciute come nocive, sarebbe perfino impossibile stabilire quale sia una "soglia di rischio" ammissibile. Il Wwf definisce l'inquinamento chimico una delle due maggiori minacce al mondo, in particolare le sostanze mutagene e che agiscono sul sistema endocrino - l'altra è il riscaldamento del clima.
Quanto agli autori della ricerca, loro non dicono che questa o quella sostanza provoca malattie al cervello: "Non c'è una singola causa", dice il professor Pritchard, ... "e in gran parte dei casi non abbiamo studi sulle molteplici interazioni delle combinazioni [di sostanze chimiche] nell'ambiente. Posso solo dire che c'è un cambiamento drastico nel tasso di morte, e questo suggerisce che la causa sia un inquinamento multiplo".
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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