Si chiamava Fidippide. Nell'estate del 490 a.C. (alcuni parlano del 10 agosto, altri del 12 settembre) percorse correndo i 42 kilometri che separavano Maratona - circa 4 kilometri da quella attuale - dalla città di Atene. Ma Fidippide non correva per ragioni agonistiche. Correva per dire agli ateniesi che il loro esercito aveva sconfitto quello dei persiani. Atene, e con lei la Grecia, sarebbe sopravvissuta. Per dare la notizia, Fidippide corse con tale disperata passione che, giunto in città, cadde stremato al suolo e morì, dicendo ai suoi concittadini "Rallegratevi, abbiamo vinto". Un prezzo altissimo, ma l'occasione lo meritava. Lo scontro con la Persia era impari, i soldati nemici, per non parlare dei loro mezzi bellici, erano infinitamente più numerosi di quelli greci. Gli ateniesi avevano chiesto aiuto ai plateesi e agli spartani, ma Platea aveva mandato mille uomini, e Sparta tardava a mandare rinforzi. Sostanzialmente, gli ateniesi erano soli. E sapevano che lì, in quel momento, nella piana di Maratona, si giocava il loro destino. La sconfitta sarebbe stata la fine della libertà greca, di quella autonomia di cui le poleis, andavano fiere. Nelle loro città, i greci erano cittadini; non erano sudditi, come i persiani, sottomessi a un re. Loro, i greci, si autogovernavano, si davano le leggi, decidevano autonomamente la loro politica. Avevano diritto di parola nelle assemblee, godevano di uguali diritti. I persiani, ai loro occhi, erano schiavi, diventare come loro era peggio della morte. La Grecia doveva vincere, e vinse grazie a questa convinzione, che indusse nei soldati il più disperato coraggio, e grazie a Milziade, il generale che inventò e sperimentò una tattica che costrinse il nemico alla ritirata. Per evitare di essere accerchiato, Milziade schierò l'esercito su un fronte molto ampio, e al centro dello schieramento collocò gli opliti, su tre file. Quando questi sferrarono l'attacco, il cielo si oscurò dei loro dardi. Le linee nemiche furono sfondate, e mentre al centro infuriava la battaglia, le ali iniziarono una manovra a tenaglia. Ai persiani, presi dal panico, non restava che la fuga. Quelli che riuscirono indietreggiarono, fuggendo fino alla baia di Maratona, e si rifugiarono sulle navi. Le cifre sono sempre opinabili, quando si parla delle battaglie antiche, ma si dice che sul campo rimasero 6400 morti persiani e 192 ateniesi. Per i greci, Maratona era "la" battaglia. Ne erano orgogliosi al punto che Eschilo, che vi aveva partecipato, volle che sulla sua tomba, a Gela, venisse scritto che "il suo valore conobbe la piana di Maratona, e il medo chiomato, che lo provò". E Fidippide? Chi era esattamente? Le notizie sono scarse e contrastanti. Qualcuno parla di lui come di un campione olimpico, altri come di un emerodromo, uno di quei professionisti che potevano correre per un giorno intero, al fine, appunto, di portare le notizie. Si racconta che, quando si ebbe notizia che i persiani erano a Maratona, gli ateniesi lo mandarono a Sparta a chiedere aiuto, e che percorse correndo, nei due sensi, la distanza tra le due città. Forse, prima di andare a Maratona e compiere l'exploit che gli costò la vita, ma consegnò il suo nome alla storia.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

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