"Una follia. Il convoglio della Croce Rossa per Najaf è stata una vera follia. Ed è andata già bene che sia stato assassinato solo Baldoni. Poteva essere molto, molto peggio". È tutt'altro che velata la critica della Mezzaluna Rossa nei confronti delle scelte assunte dai dirigenti della Croce Rossa Italiana a Bagdad. Ieri ci siamo venuti per cercare di capire la dinamica del rapimento di Enzo Baldoni, dopo che alcune agenzie stampa citavano un loro rappresentante che si sarebbe trovato sulle auto degli italiani. Qui Mazin Abdullah Salloum, 32 anni, dal 1992 impiegato dalla Mezzaluna locale e oggi responsabile dell'ufficio per le relazioni internazionali, ha però negato ogni informazione in questo senso. "Il nostro personale non era sul convoglio del 19 e 20 agosto per il fatto molto semplice che lo consideravamo suicida. Non sappiamo dove si trovasse Baldoni al momento dell'attacco. Ma mi sento di dire in tutta coscienza che gli italiani erano stati avvisati: ‘Non andate, non andate con i vostri simboli sugli automezzi, non impiegate personale italiano e certo non portate con voi giornalisti o attivisti di qualsiasi tipo perché potrebbero venire facilmente accusati di essere spie’", dice Salloum, senza esitare a condannare tout court anche l'operato del Commissario Straordinario, Maurizio Scelli.

Può essere più preciso, come era stato preparato quel convoglio?
Verso il 10 agosto venimmo contattati da Safanaa, un'irachena che lavora per alcune organizzazioni non governative straniere e che la Croce Rossa italiana usa talvolta per tenere i rapporti con noi. Volevano portare aiuto a Najaf. Noi dicemmo subito che sarebbe stato assurdo per loro andarci, rischiavano di venire attaccati sulla strada o sul posto. Ci offrimmo invece di portare noi le loro medicine. Cosa che facemmo il 14 agosto con un piccolo convoglio di personale esclusivamente iracheno. Qualcuno di loro cercò di mettere le decalcomanie della Croce Rossa sui nostri camion. Ma le strappammo prima di partire e tutto andò bene. Poi però organizzarono un loro convoglio per il 19 agosto senza accettare alcun consiglio.

Scusi, ma che c'è di male nei simboli della Croce Rossa?
Siamo in zona di guerriglia e banditi. Per alcuni estremisti il solo simbolo della croce, anche se rossa, è sinonimo di stranieri, cristiani, occidentali e dunque americani. Meglio evitarlo. E c'è di più.

Cioè?
Negli ultimi tempi il lavoro della Croce Rossa italiana è molto screditato tra parte degli iracheni. Certo l'opera dell'ospedale italiano a Bagdad resta fantastica, unica, impagabile. Ma purtroppo gli sforzi di Maurizio Scelli per cercare di liberare gli ostaggi italiani rapiti in aprile hanno adombrato la presenza del suo personale di una luce diversa, quasi l'ospedale fosse uno strumento del governo Berlusconi. Insomma la Croce Rossa italiana rischia di non venire più considerata come un'organizzazione neutrale. E questo spiega anche il razzo tirato contro l'ospedale degli italiani, che circa un mese fa ha causato due morti tra i pazienti iracheni e alcuni feriti.

Ma gli italiani non si coordinano con voi o con i rappresentanti della Croce Rossa internazionale a Bagdad?
Assolutamente no. In aprile Scelli mise a serio rischio il suo personale andando a portare aiuti a Falluja nella speranza di cercare contatti con i rapitori dei 4 italiani. E noi gli abbiamo detto tante volte che doveva evitarlo, assolutamente. Lo stesso ha fatto il suo rappresentante all'ospedale due settimane fa, Giuseppe De Santis.

Eppure il 23 agosto il vostro convoglio di 4 vetture con i simboli della Mezzaluna Rossa è stato attaccato a distrutto proprio a Najaf. Dunque?
Dunque è la riprova che l'area resta pericolosissima. Abbiamo perso 2 camion, un'ambulanza e una jeep cariche di medicinali. Tutto bruciato, distrutto. E 4 nostri volontari sono rimasti feriti. Ancora non sappiamo i motivi. Ma è certo che se lo fanno contro di noi a maggior ragione mirano ad aggredire gli italiani.

Cosa sa del corpo di Baldoni?
Il pomeriggio di venerdì 20 agosto ancora Safanaa ci telefonò spaventata chiedendo di aiutarli a localizzare Baldoni e il suo autista-interprete Ghareeb. Partirono due nostri volontari con vestiti civili e su un'auto senza insegne. Localizzarono il corpo di Ghareeb nell'ospedale di Latifiya. Vicino al luogo dell'attentato. Ma non riuscirono a portarlo via, ci telefonarono per dire che erano seguiti e si allontanarono di gran carriera. Tra i nostri organici esiste un'unità specializzata nel recupero di persone scomparse, vive o morte. Ma per Baldoni nessuno ci ha chiesto nulla. E noi non possiamo operare senza una richiesta formale della Croce Rossa Italiana.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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