Questa volta è successo tutto in forma privatissima, serrate le bocche degli amici più cari che da tempo sapevano della sua richiesta. Un permesso per uscire dal carcere: il detenuto Adriano Sofri lo ha presentato al magistrato di sorveglianza di Pisa, senza clamori. La voglia di fare un bagno. Odorare l'aria. Guardare un tramonto negli occhi di Randi, la sua compagna. Ieri mattina presto Adriano Sofri è uscito dal carcere Don Bosco di Pisa senza telecamere e con una strana coincidenza di date: era il 24 agosto anche nel 1999, quando i giudici di Venezia decisero la sua scarcerazione e la revisione del processo per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Un destino le date per Sofri nel carcere di Pisa: la prima volta vi era entrato il 24 gennaio 1997. Ci sarebbe tornato di nuovo il 24 gennaio del 2000. E da questa volta non aveva mai più messo piede fuori dalla prigione. Fino a ieri, dopo quattro anni e 7 mesi filati. Una giornata strana, soltanto una. Densa. Intensa. Confusa. "Mi fanno impressione le macchine. Mi colpisce l'odore dell'aria. Mi emozionano i colori. I sapori", avrebbe detto al telefono in un soffio ad Andrea Marcenaro, l'amico dei tempi che furono, quando Lotta continua era un modo di tenersi per mano e non un passato scomodo da cancellare in fretta. È uscito in silenzio dal carcere per mano di Randi, senza dire nulla neanche agli amici più cari. Si è palesato con uno scherzo a Marianna Rizzini, il capo redattore centrale del ‟Foglio”, il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara dove Sofri ha una rubrichetta giornaliera: "Devo dettare la rubrica di Adriano", ha detto lo stesso Adriano simulando la voce di suo figlio. "Ciao Luca, ti passo i dimafoni", la risposta consueta di Marianna Rizzini. Quindi la rivelazione. "Veramente Adriano sono io, questa volta". Urla. Risa. Gioia. Giuliano Ferrara non ha perso tempo: "Adriano, apriamo una redazione del ‟Foglio” a Pisa. Così hai già un lavoro e potrai lavorarci di giorno, con il permesso della semilibertà". Anche Vincino si è subito attivato: ci sarà il disegno di un paesaggio dietro il faccino di Sofri nella vignetta sulla sua rubrica di oggi. Il resto è stato un tam tam di telefonate degli amici più cari. "È un segnale molto positivo questo permesso del magistrato di sorveglianza di Pisa", ha detto Franco Corleone spiegando che sarà proprio questo magistrato di sorveglianza che dovrà dare il parere che il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha chiesto al ministro della Giustizia Roberto Castelli per la grazia. In realtà Adriano Sofri di giorni di permesso di libera uscita ne aveva chiesti tre e avrebbe voluto uscire per Ferragosto: "Ma deve esserci stato qualche problema per via delle ferie. Del resto non era una valutazione facile: è la prima volta che Adriano chiede di uscire dal carcere", aggiunge ancora Corleone. Era poco prima della Pasqua di quest'anno quando sembrava che Adriano Sofri avrebbe davvero varcato la soglia del carcere di Pisa per entrare nel Duomo di Milano: lo aveva invitato don Luigi Garbini per leggere versi di Oscar Wilde, una ballata sul carcere di Reading. Ma poi ci avevano pensato le polemiche a far saltare tutto. "Speriamo che questa volta non sia un'ennesima occasione per una cattiveria gratuita", sospira Silvio Di Francia, capofila di un comitato che da due anni e otto mesi sta portando avanti uno sciopero della fame a staffetta per sostenere la grazia per Sofri. Sta scontando 22 anni di carcere Adriano Sofri, ritenuto di essere il mandante dell'omicidio del commissario Calabresi, avvenuto il 13 maggio 1972.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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