"Gli ostaggi non sono più nelle mani dei rapitori". È il ministro della Cultura francese, Renaud Donnedieu de Vabres, in tarda serata a dare la buona notizia: "Sappiamo che sono vivi - ha aggiunto il ministro - anche se non sono ancora stati consegnati alle autorità francesi". L'annuncio è arrivato dopo una giornata trascorsa all'insegna dell'ottimismo sulla sorte dei due giornalisti francesi. Anche se il primo ministro, Jean-Pierre Raffarin, ha provato a gettare acqua sul fuoco chiedendo ai ministri del suo governo "di usare grande prudenza" nelle dichiarazioni pubbliche, dal momento che le notizie restano "incerte". "L'ultima informazione è che i nostri colleghi Christian Chesnot e Georges Malbrunot sono stati consegnati dall'Esercito Islamico in Iraq a un gruppo di guerriglieri sunniti, un gruppo che sappiamo essere in favore del rilascio degli ostaggi" aveva assicurato qualche minuto prima il direttore di Le Figaro, Jean de Belot. "Dovrebbe mancare poco, pochissimo. Forse una questione di ore", confidavano nel pomeriggio ai media dall'ambasciata francese di Bagdad. "Le indicazioni che abbiamo questa sera vanno in senso positivo" confermava il ministro degli Interni francese, Dominique de Villepin. Secondo l'ambasciatore in Iraq, Bernard Bajolet, si frappongono ora soltanto problemi logistici tra la libertà e il collaboratore di Radio France Internationale, Christian Chesnot, assieme a quello di Le Figaro, Georges Malbrunot. Se così fosse, sarebbe una vittoria per la politica francese di opposizione e critica all'invasione americana dell'Iraq. Per il governo di Parigi in gioco non c'è solo la vita dei due reporter. Non stupisce, infatti, che si sia mosso in grande stile per una soluzione positiva della crisi. Senza peraltro cedere al ricatto terrorista che chiedeva la revoca della legge contro l'ostentazione dei simboli religiosi nelle scuole dello Stato. Jacques Chirac ha insistito sulla fermezza. Ieri, il primo giorno di applicazione della legge: nelle aule niente kippah ebraiche, veli musulmani o croci cristiane troppo evidenti. Ma nel contempo piena apertura al dialogo con i gruppi musulmani pur di aiutare a liberare i due reporter spariti sin dal 20 agosto, quando vennero presi dai militanti dell'Esercito Islamico in Iraq (lo stesso gruppo che ha rapito e ucciso Enzo Baldoni) mentre si recavano a Najaf. La giornata si è aperta con l'ennesima notizia dell'assassinio di tre camionisti turchi, sembra per mano dei gruppi radicali legati a Al Qaeda. I loro corpi crivellati di proiettili sono stati ritrovati alla periferia della città di Samarra. Ma la macchina messa in moto per la liberazione dei francesi stava già girando a pieno ritmo. In tarda mattinata una folta delegazione di musulmani è giunta a Bagdad su di un aereo messo a disposizione dall'Eliseo per incontrare gli Ulema, che sono i massimi dignitari sunniti in Iraq. Verso le tre del pomeriggio la delegazione è ripartita sorridendo: "Abbiamo avuto - hanno detto - la prova che i due giornalisti stanno bene, sono vivi e i rapitori intendono liberarli". A favore del rilascio si era espresso, ieri, anche il presidente dell'Unione degli Ulema musulmani, lo sceicco Yusef Qaradawi, che però ha emesso una fatwa per autorizzare l'uccisione di civili americani in Iraq, aggiungendo che i loro corpi non devono essere mutilati. Da Roma giunge invece una nuova ipotesi dei servizi segreti italiani. A loro dire Baldoni sarebbe stato assassinato per far crescere la paura intorno alla sorte dei due francesi e aumentare le pressioni sul mondo occidentale. Così l'Esercito islamico mirerebbe a fare un "salto di qualità", non limitarsi più solo allo scenario iracheno e porsi invece come difensore del mondo musulmano e dei suoi diritti violati. Come è ai loro occhi la questione del velo in Francia.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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