Piccole luci nella notte. Fioche, ma inesorabili. Migliaia di candele che ieri hanno illuminato l'orrore della violenza delle vittime di Beslan. Candele sui davanzali delle finestre. Per le strade d'Italia. Questa volta i telefonini hanno veicolato amore e pace. Poche righe, lo spazio di un sms: "Accendi una candela alla finestra stasera per tutti i bambini morti in Ossezia. Passaparola...". Il primo sms è partito da Bologna, in mattinata. La catena non si è più fermata. Tutto il giorno. Per tutta Italia. "Centinaia di migliaia di messaggi", calcolerà in serata ‟Telefono blu”, l'associazione in difesa dei consumatori, ricordando: "Questa catena ideale di luci è partita quel triste 11 settembre di tre anni fa". È vero, anche tre anni fa, dopo gli aerei piombati all'improvviso sopra le Torri Gemelle, il tam tam dei cellulari era riuscito ad accendere migliaia di piccole luci nella notte. Ieri di nuovo. "Non si poteva non fare qualche cosa per unirsi a questo dolore immenso". Il primo sms della giornata è partito da Alessandra Servadori, docente di Bologna, amica di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Br. Spiega: "Intorno a me sentivo un assordante silenzio. È vero, tv e giornali ne parlano, ma le persone? Nei bar non sentivo sdegno e indignazione per quelle piccole vittime innocenti. C'è un'anoressia dei sentimenti diffusa. Una drammatica anestesia delle emozioni". Alessandra Servadori ha alzato il telefono e ha chiamato a Roma Fiorella Angrisani, docente anche lei: "Muoviamoci noi. Da donne. Da mamme. Da figlie. Da nonne. Potrebbero essere tutti nostri figli". Sono partite le telefonate, prima degli sms. A quel gruppetto di donne si sono uniti in tanti, anche i ‟City Angels”, prima di alcuni partiti politici. La Margherita, subito: "Accenderemo le candele sulla nostra sede". E a ruota i Ds, ci pensa Piero Fassino dal palco della festa dell'Unità a Genova a farlo sapere in serata: "Sono già accese candele sulla nostra sede di via Nazionale". Paolo Cento, coordinatore della segreteria dei Verdi, rilancia il messaggio: "È una gran bella catena di solidarietà, accendiamo tutti una candela". E anche Walter Veltroni, sindaco di Roma, gli fa eco: "Questa solidarietà fa onore anche alla nostra città". Subito dopo sarà tutto il comune di Roma a invitare la città a tenere in mano tante candele in ricordo delle vittime in Ossezia. E lunedì sera per le strade di Roma sarà proprio il sindaco Veltroni a guidare una lunga fiaccolata, in silenzio dal Campidoglio al Colosseo. Al cellulare privato di Alessandra Servadori poi sono arrivate, tra le altre, anche le adesioni di Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, e di Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi. "Sono molto felice per questa diffusione, capillare. Forse inattesa", confesserà in serata Alessandra Servadori. Stasera avrebbe piacere di replicare. Perché l'orrore non deve passare sotto silenzio. Anche da Siena si sono mobilitati per questo. Gli islamici della comunità di Siena: oltre mille e cinquecento persone che hanno voluto aderire all'invito rivolto dal loro imam, Feras Jabareen. "Un digiuno contro l'orrore, contro il nazismo del terzo millennio". Non ha usato mezze parole l'imam: "Digiunare non in un periodo di Ramadan è un fatto eccezionale per i musulmani. Ho proposto alla mia comunità di fare questa scelta perché di fronte alla strage di innocenti compiuta in Ossezia non possiamo manifestare soltanto sdegno e solidarietà. Le parole non bastano di fronte a questo assoluto disprezzo della vita". Sono giorni che l'imam Feras Jabareen cerca soluzioni a questa spirale di violenza che non conosce ragioni. La prima, pratica e immediata, ha deciso di adottarla in casa sua. Dice, infatti: "Da metà agosto ho deciso di spegnere per sempre Al Jazira, la tv del Qatar. È la tv migliore del mondo, ma ero davvero esausto di vedere immagini di orrore e di violenza. E poi quel dibattito: si sosteneva che il Papa dovesse chiedere scusa agli islamici. Non ce l'ho fatta più: ma cosa c'entra il Papa che è l'unico uomo al mondo che ogni giorno si batte per la pace?". Il canale satellitare arabo è stato disattivato per sempre dalla casa dell'imam. E dal suo pulpito Feras Jabareen è stato deciso con i suoi fedeli: "Tre giorni di digiuno. È il minimo che si possa fare".
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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