Ventidue anni or sono il mondo non aveva ancora Internet, telefonini o computer che stanno nel palmo di una mano: eppure aveva già un film capace di predire il futuro, o almeno immaginarlo, come nessun altro è riuscito a fare in seguito. Diretto da Ridley Scott nel lontano 1982, Blade runner, storia di replicanti ribelli in un'avveniristica Los Angeles post-guerra nucleare (e post-tutto), ha vinto la palma della migliore pellicola di fantascienza di tutti i tempi. Ad assegnargliela è una giuria particolarmente autorevole: un gruppo di scienziati inglesi e stranieri, interpellati dal quotidiano londinese ‟Guardian”. Li ha convinti l'ambientazione: una scenografia che tratteggia la metropoli di domani come una città sempre più verticale, dove lusso, modernità e potere dominano dall'alto dei grattacieli la massa di disgraziati che si aggirano ai loro piedi. Li ha convinti il tema di fondo: "L'idea di chiedersi che cosa è veramente un essere umano, cosa lo distingue da una replica, chi siamo noi e da dove veniamo", commenta il professor Stephen Mingedr, biologo del ‟King's College” di Londra, specialista di cellule staminali, il terreno controverso della clonazione in cui, un giorno, le "repliche" di esseri umani potrebbero diventare realtà. E li ha convinti infine la capacità del regista di usare la scienza come parte integrale del suo racconto, di farla diventare cinema: "Appassionando la gente a temi solitamente considerati difficili e astrusi", nota Chris Frith, docente di neurologia all'‟University College” di Londra, anche lui uno dei votanti. La scelta dei giurati, del resto, non può sorprendere: da ormai vent'anni il termine Blade Runner è praticamente entrato nel linguaggio comune, in qualunque lingua, per indicare una situazione o una tendenza futuristiche, sconvolgenti e un po' spaventose. Non si può considerare una grande sorpresa nemmeno il film piazzatosi al secondo posto della votazione indetta dal ‟Guardian”: 2001: odissea nello spazio, il capolavoro di Stanley Kubrick, girato ancora prima di Blade Runner, nello storico - col senno di poi - anno 1968. "Nonostante gli enormi progressi compiuti da allora nel campo degli effetti speciali, il film di Kubrick resta insuperato dal punto di vista della simulazione, nessuna grafica computerizzata ha fatto meglio delle sue immagini sull'astronave che viaggia nello spazio al ritmo del valzer di Strauss", dice Aubrey Manning, docente emerito di storia naturale all'università di Edimburgo. E poi, accanto alla maestria tecnica, aggiunge il naturalista, anche nel caso di 2001 c'era l'idea geniale: la scimmia che getta in aria la clava, la clava che ricadendo diventa un astronave, "è un simbolo perfetto, mostra che una volta appreso il modo di usare anche il più semplice strumento, tutto il resto diventa inevitabile". La classifica dei migliori film di fantascienza prosegue con Guerre stellari, Alien e Solaris. Tutte pellicole che risalgono a un quarto di secolo fa, o più. Grandi film, classici del loro genere e non solo. L'unico dubbio è se una giuria di studenti di scienza, assai più giovani dei professori, sarebbe giunta alle stesse conclusioni.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>