Che fare, quando il marito t'impone brutalmente il suo diritto ad avere rapporti sessuali, oppure quando ti picchia, quando ti rifiuta il divorzio, quando ti impedisce di vedere i tuoi figli, quando ti rifiuta il permesso di studiare all'università o di lavorare? Le donne iraniane cercano in ogni modo di sottrarsi ai ruoli sociali loro assegnati dalla legge islamica dettata dall'imam Khomeini: un numero sempre maggiore di ragazze non si sposa, il 63% degli studenti universitari sono donne. Ma la legge è sempre dalla parte dell'uomo. E dalla sua parte è quasi sempre anche la famiglia, che ha paura di perdere "l'onore". Le statistiche non ufficiali parlano di un numero impressionante di ragazze che finiscono per diventare psicotiche, si suicidano, o reagiscono nei modi più autodistruttivi alla loro situazione. Le prigioni femminili e gli ospedali psichiatrici in Iran sono strapieni. Molte sono le ragazze che fuggono di casa e che finiscono per ritrovarsi per la strada. Nessuno le aiuta. A Teheran l'unico centro per la riabilitazione delle ragazze scappate di casa ha dovuto chiudere perché il nuovo sindaco conservatore ha deciso di tagliare i contributi assegnati al centro dal Comune quando c'era un sindaco riformatore. La prostituzione dilaga, si parla di decine di migliaia di prostitute, per non dire delle ragazze che vanno a prostituirsi negli alberghi di Dubai - per miseria, ma anche per voglia di consumi e per ribellione. Nei giorni scorsi i giornali arabi hanno dato la notizia di ragazzi e ragazze iraniani condannati alla lapidazione in uno degli Emirati. Il governo iraniano ha negato con veemenza, ma subito dopo il presidente Khatami ha ordinato al ministro dell'informazione di far luce sulla vicenda e la magistratura di Teheran ha annunciato di aver arrestato due "trafficanti" accusati di aver trasportato donne iraniane nei paesi del Golfo. I diritti delle donne erano stati il cavallo di battaglia del presidente Khatami, che proprio per questo era stato eletto plebiscitariamente dalle donne e dai giovani. Ma ora i conservatori si sono ripresi tutto il potere. A febbraio hanno escluso dalle candidature i riformatori e hanno riconquistato la maggioranza in parlamento. Lo stesso Khatami da garante delle riforme sembra diventato ostaggio del regime: non si sa per quali misteri della sua psiche o quali minacce degli ultrà. I diritti delle donne sono stati i primi ad essere presi di mira. Ieri il parlamento conservatore ha bocciato il testo di legge che era stato preparato dal governo riformatore e che avrebbe dovuto far parte del piano quinquennale 2005-2010. Un progetto che mirava a promuovere la parità tra i sessi, autorizzava le autorità a difendere i diritti delle donne e a imporre la parità in campo giuridico economico sociale. Prima della fine della legislatura il precedente parlamento l'aveva approvato a stragrande maggioranza ma il Consiglio dei Guardiani l'aveva sospeso, sostenendo che fosse contrario alla legge islamica. Il testo è così tornato in parlamento, che nel frattempo dallo stesso Consiglio dei Guardiani è stato epurato di tutti i riformisti. Il Consiglio, che è una specie di corte costituzionale religiosa che negli ultimi tempi ha enormemente dilatato i propri poteri, ha anche bocciato la ratifica, fatta dal precedente parlamento, della Convenzione internazionale contro la discriminazione delle donne. Alcuni parlamentari conservatori hanno proposto ieri di imporre da ora in poi alle donne una sorta di "costume nazionale" islamicamente corretto. I mullah sperano che tutto quello che viene definito "nazionale" abbia una chance di non provocare la stessa ondata di rigetto che ormai suscita nella popolazione tutto ciò che è islamico, e cercano per questa ragione di far leva sull'orgoglio nazionale iraniano invece che sull'Islam. "Nessuna obiezione è stata sollevata dalla parlamentari donne quando il parlamento ha soppresso le norme relative alla parità tra i sessi", commenta il quotidiano ‟Shargh”. Le tredici donne che il Consiglio dei Guardiani aveva autorizzato a candidarsi nel nuovo parlamento fanno infatti parte, come tutti i parlamentari eletti, di una cerchia legata strettamente al nocciolo duro della nomenklatura religiosa. Ma a parte questa piccola cerchia i conservatori sanno bene che le donne, e soprattutto le ragazze, sono le più ostinate avversarie del regime. Le misure restrittive colpiscono non a caso soprattutto loro. Più di 180 ragazze sono state arrestate per non essere vestite in modo conforme ai codici dettati a suo tempo dall'imam Khomeini. Indossare un cappottino stretto o lasciar sfuggire dall'obbligatorio foulard un bel ciuffo di capelli è diventato un modo per dimostrare il proprio disprezzo per il regime. E molte ragazze dicono che le 70 frustate con cui vengono punite non fanno altro che rafforzare il loro disprezzo e la loro ribellione. Nezaht Arabshahi, una giovane donna che nella vita oltre a fare teatro insegna karatè, sta provando a Teheran un lavoro teatrale in cui racconta la storia di sette donne mandate a forza dalle famiglie in un ospedale psichiatrico perché considerate trasgressive. Le sette ragazze si ritrovano insieme nella terapia di gruppo, si raccontano la follia quotidiana della loro vita - oppressione, stupri, matrimoni obbligati, e gli inutili sforzi per sfuggire alla perpetua dipendenza dai padri, dai fratelli, dai mariti. In questo processo le sette ragazze scoprono di non essere sole coi loro problemi e la pièce termina con un messaggio di speranza: decidono di combattere insieme per un posto alla pari nella società. Così che Forse domani - questo il titolo della pièce - sarà possibile alle donne iraniane una vita migliore. "Riforme senza i riformatori", era lo slogan lanciato dai conservatori prima delle elezioni di febbraio per rassicurare la popolazione e garantirsi che non vi fossero proteste contro l'espulsione dei riformisti dalle candidature al Parlamento. Ma si è visto subito che gli ultrà conservatori hanno deciso di approfittare di una situazione internazionale che non è mai stata così favorevole per loro come adesso. Il caos in Iraq ha dato alla teocrazia iraniana delle leve insperate e gli alti prezzi del petrolio garantiscono dei flussi di denaro con cui i mullah sperano di poter restare al potere per i prossimi vent'anni. Per il regime il problema numero uno è durare. I mullah sanno benissimo che la rivoluzione islamica non è mai stata legittimata dalla gran parte degli iraniani. Oggi gli studenti, che avevano guidato le proteste politiche negli anni passati, sono muti. Ma una nuova ondata di malcontento sta venendo alla superficie. Insegnanti, operai, perfino impiegati dello Stato hanno cominciato in tutto il paese a protestare contro l'incompetenza e la corruzione dei nuovi burocrati messi dai conservatori a capo d'ogni ente; i quali non solo sono incompetenti ma, sentendo l'aria da fin de regime, hanno raggiunto livelli di corruzione ineguagliati perfino in un regime che è sempre stato corrotto. I mullah, abituati alle proteste politiche, non sanno bene come fare di fronte a questo nuovo tipo di protesta e reagiscono con crescente nervosismo. Giorni fa hanno arrestato due funzionari della Lega degli insegnanti.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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