Non lascia spazio alle emozioni Cinzia Banelli. Soltanto una frase, poche parole appena: "C'erano state troppe morti inutili, non aveva senso continuare". Comincia così il suo pentimento. È una donna sulla difensiva la brigatista, barricata dietro ai suoi tormenti. Davanti ai magistrati che arrivano in carcere per raccogliere le sue confessioni la "compagna So" si presenta con foglietti fitti fitti di appunti: una scaletta di ricordi e ricostruzioni. Tutto scritto, la paura di smarrirsi. C'è Filippo vicino a lei, il bimbo nato in carcere. Ha bisogno di essere allattato. "Quando è stata arrestata era già incinta di cinque mesi" ricorda adesso Grazia Volo, il suo avvocato. E spiega: "Ed era da cinque mesi, da quando era rimasta incinta, che l'organizzazione l'aveva già messa in congedo: non si potevano fidare di una donna che aveva una vita a metà". Già, una vita a metà. Basta ricordare il suo matrimonio. Lo ricorda l'avvocato Volo: "Cinzia Banelli si è sposata nel 2001, dopo l'omicidio D'Antona e prima dell'omicidio Biagi. Sono anche uscite le fotografie del suo matrimonio. Non era una militante complessiva". Non era una brigatista a tutto tondo. Perchè Angelo, suo marito, non sapeva nulla della sua vita clandestina. E perchè alla fine non ci sono mai state vere spinte ideologiche a sorreggere la sua scelta di lotta armata. "L'essenza politica di questi brigatisti si riduceva al desiderio di azioni ad effetto, il desiderio di mettere paura" commenta Grazia Volo. E aggiunge: "Cinzia Banelli in carcere l'ha detto chiaro e tondo ai magistrati: se Marco Biagi avesse avuto la scorta, non l'avrebbero potuto uccidere. Non avevano forze militanti sufficienti". A sentire i racconti e le ricostruzioni della "compagna So" si possono contare sulla punta delle dita i militanti delle nuove Br, nemmeno una ventina di persone che hanno cercato inutilmente dei collegamenti con il passato. Cinzia Banelli li ha citati in carcere i suoi compagni, facendo i nomi di tutti, uno a uno. Ma qualcuno è rimasto fuori, qualcuno che non faceva parte dell'organigramma e che però ha voluto fare a Marco Biagi minacce di morte. "Non siamo stati noi. Le Br non minacciano" ha ripetuto a chiare lettere "la compagna So" ai magistrati. E in questo sì che sembra rispettata la continuità con il passato. Del resto c'è ben poco. Perchè, quando Cinzia Banelli comincia a militare nei ‟Nuclei comunisti combattenti” prima e nelle ‟Br” poi, siamo nel 1998 e i terroristi sono davvero un gruppetto isolato dal sapore molto provinciale, quasi incapace di varcare i confini della Toscana. Lì, a Pisa, è cresciuta Cinzia Banelli, ambienti sensibili a echi rivoluzionari la sua crescita poltica. Che politica non diventerà mai a tutto tondo. Una vita a metà. Anche nel pentimento, alla fine. Perchè, quando ha deciso di parlare, Cinzia Banelli ha cercato di rimanere a metà. Ha detto ai magistrati: "Mi pento, ma non c'entro nulla con gli omicidi Biagi e D'Antona". È durata poco la sua finzione: anche lei aveva fatto parte di quei commandi. Prima e dopo il suo matrimonio.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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