C'è un Don Chisciotte che si aggira per i quartieri fondamentalisti di Bagdad e di Falluja e nelle zone più pericolose attorno alla capitale per cercare le due Simone. Si chiama Anwar Attab Al Hudhari, un 28enne timido, con un grande turbante bianco alla moda dei religiosi sciiti. Ieri si è spinto sino ad Abu Ghreib, la zona del famigerato carcere delle torture per cercare notizie. "Nulla, nulla. Ma continuerò a cercare. Sento che sono vive e con loro i due operatori iracheni di Intersos e ‘Un Ponte per...’", dice ispirato. Le due Simone lo chiamavano scherzose "il nostro sceiccone". Rappresentava una delle forze che avrebbe dovuto difenderle, garantirle e in qualche modo introdurle nel mondo dell'Islam dove volevano lavorare. Non come intruse, ma alla pari, in armonia. Lo avevano conosciuto circa un anno fa, quando si erano recate nel suo quartiere alla periferia di Sadr City, per vedere cosa si poteva fare per la scuola locale. Inizialmente lui le aveva guardate con sospetto. Cosa volevano due donne, e per giunta occidentali, italiane, infedeli, dai bambini e i maestri della sua zona? Ma poi si erano presi in simpatia. Lo sceicco Anwar aveva capito che non c'era nulla di pericoloso. Le due Simone volevano fare solo del bene. E aveva iniziato a frequentare l'ufficio di "Un Ponte per...". Negli ultimi tempi era una presenza quasi quotidiana. "Cosa fa oggi lo sceiccone? Si è visto? Perché non viene con noi nella scuola a spiegare i nuovi programmi? Magari potrebbe aiutarci in quell'altro quartiere a contattare i religiosi", così parlavano di lui. Era nata l'amicizia. Aiutava certo il suo inglese passabile e l'essere laureato in sociologia all'università, anche se aspira a diventare Ayatollah tra i leader sciiti di Najaf. Adesso lo sceicco Anwar non si dà pace. Dopo gli appelli pubblici, la conferenza stampa il giorno dopo il rapimento, i contatti con le altre organizzazioni umanitarie, ha deciso di partire alla ricerca di informazioni sui quattro ostaggi. A Falluja ha ripetuto ai leader locali che l'Islam non fa male alle donne, "è contrario all'insegnamento di Allah". A Sadr City sta mobilitando i membri della sua tribù, i potenti al Hudari, per saperne di più. Ha cercato di andare nella zona calda tra Latifiya e Mahmudiya, dove sono avvenuti decine di rapimenti tra cui quello di Enzo Baldoni. "Ma sono stato fermato dai feroci combattimenti tra guerriglia e americani", spiega. E continuerà a provare. Solo, armato unicamente della sua jallabia (la veste tradizionale) e il turbante bianco: "Non posso abbandonarli. Le due ragazze e i loro amici iracheni sono angeli. Non possono finire nel nulla".
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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