In viaggio col Filosofo. Prego, notare la maiuscola, anche se qui il Filosofo è più un filosofo, un saggio qualunque che incontra il passeggero qualunque su un treno qualunque per pendolari. È l'ultima trovata del Festival di Modena: l'agorà in movimento. Ore 10.28. Si parte dalla Stazione Centrale, per Sassuolo. "Trinein dal cuch" significa trenino della spinta, perché in passato sembrava che quei vagoni in legno trainati da una locomotiva a carbone ogni tanto avessero bisogno di un aiutino per andare avanti. Non è che oggi siano un modello di modernità, anzi: due vagoni da Far West, che somigliano a una classica littorina, con sedili in similpelle e pannelli lucidi in finto legno. Ma il vecchio trenino della lentezza non è male, tutto sommato, per l'occasione. I Filosofi, anzi i filosofi, viaggianti sono Remo Bodei e Luciano De Crescenzo, che a Sassuolo verranno accolti da una banda e accompagnati al suono delle fanfare verso Piazzale della Rosa, dove terranno una conferenza su "Congedi dal mondo: la morte e la filosofia". Già sul marciapiede della stazione la folla preme: coppie, singoli, mamme e figlie, bambini, due anziane amiche, studenti, pensatori della domenica. Una cinquantina di persone. Mai vista tanta gente di sabato sul "trinein dal cuch". I viaggiatori non filosofi sono pregati di accomodarsi nell'altra carrozza. Qui, per oggi, si pensa, anzi si discute. Mezz'ora, se tutto va bene. Modena, Fornaci, Baggiovara, Casinalbo, Formigine, Fiorano, Quattroponti, Sassuolo. Il filosofo divulgatore, De Crescenzo, si accomoda accanto al finestrino. Il filosofo accademico vicino a lui. I pensatori in gita li circondano, allungano il collo per sbirciare, occupano manu militari il corridoio. De Crescenzo (guadando al di là del vetro): "Ma di cosa dobbiamo parlare?" Viaggiatore: "Parliamo del treno. Perché la filosofia in treno?". De Crescenzo: "Grazie a dio non ci sono limiti, la filosofia si può fare anche nella toilette, dove si comunica c'è filosofia". Bodei: "La filosofia è mobile come la donna, dunque il treno va benissimo". Un signore sulla trentina prende la parola (e la cederà a fatica): "Che limite c'è tra pensiero filosofico e pensiero scientifico?". De Crescenzo: "In realtà il primo ingegnere filosofico fu Protagora, ma anche Archimede. Ci vorrebbe una filosofia più logica, che riprendesse alcuni modi di fare della scienza, che fosse più empirica, più pratica". Bodei: "Alla filosofia rimane la qualità del dubbio. Mi piace l'idea che quando una cosa è stata risolta dalla filosofia passa alla scienza". E aggiunge: "La teoria delle catastrofi si basa su ipotesi filosofiche". A un certo punto sbuca una bambina in t-shirt rossa, sei-sette anni, accompagnata da papà: "Che cos'è la filosofia?". De Crescenzo (con tono più scandito del solito e guardandola negli occhi): "La filosofia è ciò che ci fa dire: questo è importante e quello no. Noi viviamo sempre facendo queste distinzioni. Noi continuiamo sempre a farci domande: è bello o è brutto? È giusto o è sbagliato? Questo è fare filosofia". Bodei: "A voi bambini viene naturale fare sempre delle domande su tutto. In fondo voi, con le vostre incertezze e i vostri dubbi, siete un po' filosofi". La bambina sembra soddisfatta, promuove i filosofi e si inabissa tra le gambe degli altri pensatori in gita. Nuova domanda: "I napoletani sono filosofi?". De Crescenzo: "Mah, qualche volta prendono le cose un po' meno sul serio e questo li può avvicinare alla filosofia. Qualche altra volta si allontanano dal soggetto e questo li allontana dalla filosofia. Comunicano, e la comunicazione è filosofia". Nella risposta sui napoletani, mentre il treno è fermo a Quattroponti, irrompe un tale che bussa con decisione al vetro di De Crescenzo e gli fa ciao ciao: "Anch'io sono di Napoli". Nel frastuono, il filosofo divulgatore borbotta: "No, no, io sto a Roma e prima ho abitato a Milano ". Qualche risata. Si parla di scuola, di Gentile, di riforma: "La tradizione filosofica italiana - dice Bodei - è tradizione di filosofia civile". Si parla dello zero: "Lo zero, come l'infinito, non esiste - dice De Crescenzo - una cosa che sia zero non è e al di là dell'universo non c'è il vuoto, c'è il niente". C'è tempo, prima di congedarsi, di introdurre il tema della conferenza di Piazzale delle Rose: "Congedi dal mondo". De Crescenzo: "La filosofia è la capacità di misurare la vita con il metro della morte. Mi pare che l'abbia detto Socrate ". Bodei: "Quando l'uomo crede di essere diventato un io, si accorge di essere un ospite provvisorio della vita". Gli ospiti provvisori del "trinein dal cuch" sono arrivati. "Sassuolo, stazione di Sassuolo". E la banda va.
Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008), La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle; Giallo d'Avola (Sellerio, 2013), Ogni altra vita (il Saggiatore, 2015), I pesci devono nuotare (Rizzoli, 2016), La parrucchiera di Pizzuto (con il nome di Nino Motta, Bompiani, 2017), Respirano i muri (con il fotografo Massimo Siragusa, Contrasto 2018) e il romanzo per ragazzi Sekù non ha paura (Solferino, 2018). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.

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