Non so quanti abbiano letto attentamente il breve commento di Antonio Cassese sulle espulsioni di massa verso la Libia volute da Pisanu, comparso su ‟la Repubblica” sabato 9 ottobre. Ridotto all'osso, il parere del noto giurista è: sì, i metodi sono stati spicci, ma la linea è giusta e Pisanu va sostenuto. Sarebbe insomma solo un problema di "maniere" e quindi noi tutti (anche l'opposizione, ovviamente) deve appoggiare questo ministro, di cui tante volte il centrosinistra ha peraltro lodato l'"equilibrio". E invece no.
1400 stranieri sono stati trasferiti nel Cpt di Lampedusa, guardati a vista dai carabinieri, ammanettati e rispediti in Libia, dove le loro tracce si perderanno nel nulla. Nessuno li ha identificati, nessuno ha esaminato le loro richieste d'asilo, nessuno (salvo due parlamentari e pochi attivisti) ha potuto rendersi conto delle loro condizioni fisiche.
Non solo: alle parlamentari era stato garantito che a 90 migranti sarebbe stata concessa una deroga, ma anche loro sono stati sottratti a ogni controllo e hanno fatto la fine degli altri. Quindi, si è trattato di una deportazione collettiva, in barba a qualsiasi reportage della stampa estera, all'ammonimento Onu, alle denunce di Amnesty International e alle proteste delle associazioni antirazziste. E se c'è stata deportazione collettiva, è avvenuta una violazione clamorosa, pubblica e di stato, dei diritti umani degli stranieri. Ciò fa del governo italiano un attore che non solo si muove illegalmente, ma è responsabile del destino di migliaia di persone rigettate verso la guerra, la fame, le persecuzioni e la morte.
Che un giurista sedicente esperto e garante di diritti umani abbia assolto di fatto l'azione di Berlusconi e Pisanu è un'enormità e non merita altri commenti. Ma non si è trattato di un caso isolato. Non abbiamo udito reali proteste dell'opposizione moderata su un fatto che copre di vergogna sul nostro paese. D'altra parte, Pisanu non fa che gestire sbigativamente una linea che è stata quella di Napolitano e di Sinisi. Il gas libico, il commercio con Gheddafi, le probabili delocalizzazioni in Libia, l'allineamento a ogni giravolta della politica Usa valgono bene l'esistenza di poche migliaia di poveri e sventurati, per la destra e gran parte dell'opposizione. Che ne dice Prodi? Si faranno "verifiche" su questi fatterelli di ordinaria ignominia? O prevarrà la linea dell'interesse "nazionale", come avviene ogni volta che l'Italia ha a che fare con il destino dei migranti?
Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago (Roma, 1947) ha insegnato e svolto attività di ricerca nelle Università di Genova, Pavia, Milano, Bologna e Philadelphia. Si è occupato di teoria sociale e politica, sociologia della devianza e dello sport, migrazioni internazionali ed etnografia urbana. Con Feltrinelli, La produzione della devianza (1981); Elogio del pudore (con Pier Aldo Rovatti; 1990); Non-persone (1999); La città e le ombre. Crimini, criminali, cittadini (con E. Quadrelli; 2003). Inoltre ha curato Carteggio 1926-1969 (di Karl Jaspers e Hannah Arendt; 1989); Archivio Foucault 2. Interventi, colloqui, interviste. 1971-1977 (1997; 2017); ha tradotto Aby Warburg (con Pier Aldo Rovatti; 2003) e ha scritto inoltre dei contributi a I signori delle mosche di Peter Warren Singer (2006) e a La solitudine del cittadino globale di  Zygmunt Bauman (2008).

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